Francamente la cosa paradossale a mio parere è che un contributo al rilancio di un pensiero critico al nostro squallido eterno presente venga da un’enciclica papale. Contro questa modernità idiota, che ci sta conducendo a grande velocità all’apocalisse bellica, non sono la politica, l’economia, la cultura, la scienza a porsi degli interrogativi di senso sulla follia umana sempre più autodistruttiva ma è la religione, il luogo più remoto dalla dilagante secolarizzazione, ad alzare una voce potente, un monito ineludibile, rispetto al disastro che incombe su di noi. Certo, senza arrivare alle estreme conseguenze di ipotizzare un’altra organizzazione sistemica del mondo ma, fino a prova contraria, questo non è compito di un papa che ovviamente si pone su un piano meno palpabile ma comunque assai perentorio di un pensiero rivolto a una rifondazione possibile della civiltà umana. La riprova del fastidio che suscita un ragionamento netto e difficilmente contestabile come quello di Magnifica Humanitas sta nello scarso richiamo e nel clamore ben sorvegliato delle grancasse mainstream rispetto a un’elaborazione papale in contrasto evidente con i padroni di quelle grancasse e con i relativi suonatori al loro servizio.
Intendo mettere a fuoco solo due questioni tra le tante sollevate dal testo di Leone XIV – una di metodo e una di merito - e chiudere con una domanda.
1. In un’epoca che ha svilito ed emarginato, fino a liquidarla del tutto, la memoria storica del nostro passato, per cui guai a interrogarsi sulle cause profonde e remote delle attuali crisi mondiali ripensando alle strade che ci hanno condotto fin qui, il pontefice assume e fa propria tutta l’elaborazione papale ed ecclesiale dell’ultimo secolo – da Leone XIII (Rerum Novarum) a Francesco (Fratelli tutti) –, anche quella più discutibile, come conferma della coerenza che garantisce la forza della sua prima enciclica.
Né improvvisazione, né casualità, solo sviluppo e approdo di un pensiero che rivendica innanzi tutto il primato dell’umanità su tutto il resto e dove è forte il richiamo continuo all’umiltà della Gerusalemme da ricostruire dopo l’esilio rispetto alla presunzione umana della fallace costruzione della torre di Babele. Così la Scrittura non è più solo liturgia o, peggio, lettera morta, ma bussola di orientamento nel cammino della convivenza umana.
2. Nell’apoteosi ubriacante dell’ingresso dell’intelligenza artificiale nella vita di tutti e nella conseguente esaltazione del ruolo della scienza e della tecnica nell’indicare lo sviluppo umano come se tutto quello che sta accadendo attorno a noi in fatto di nuove tecnologie sia un elemento naturale indiscutibile, come un fenomeno atmosferico o come una tempesta nel deserto, Magnifica Humanitas ci mette (finalmente, dico io) in guardia dalla presunta neutralità della stessa scienza e della stessa tecnica, ricordandoci che queste rispondono al comando e assumono “il volto di chi le pensa, le finanzia, le regola, le usa”.
Beh, rispetto ai peana unanimi di politici e intellettuali, imprenditori ed economisti, filosofi e poeti nei confronti dell’intelligenza artificiale è senz’altro un bel salto verso la riscoperta di una cultura critica ancora in grado di prendere le distanze da una realtà virtuale e mendace. Se ci fossero in circolazione meno soggetti embedded (ingaggiati) dai vari padroni occasionali non ci sarebbe stato bisogno di un papa per ribadire questa lampante verità.
3. La (pessimistica) domanda finale che sarebbe da farsi è assai semplice: l’umanità a cui guarda Leone XIV è ancora in tempo per emanciparsi dai rischi enormi a cui sta andando incontro attraverso i processi incontrollati di accentramento, sorveglianza e schedatura a cui già da ora la sottopone l’intelligenza artificiale? Secondo me decisamente no! Forse potrebbe farlo in un’altra organizzazione sistemica del mondo, non più in balìa dell’asse del male tra la Silicon Valley e Wall Street. Ma questo il papa americano vissuto tra Chicago e il Perù non può dirlo. Sarebbe pretendere troppo.
Marco Savelli
[immagine: un particolare della Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, la luce...]
Magnifica Humanitas









