Neolingua

Gli stregoni

Al di là dei commenti sulle elezioni di qualche settimana fa per il presidente della provincia di Pesaro Urbino e lasciando perdere la discussione interna al Pd, uscito malconcio dalla competizione ma che imperterrito cerca ora un nuovo accordo con la destra sotto le insegne della lista unica per le elezioni del consiglio ad ottobre, diventa rilevante interrogare le ragioni della recente disfatta di uno schieramento per cui non molti anni fa era impensabile finire all’opposizione di un’istituzione governata da sempre. Se sbagliare è umano, perseverare è diabolico e continuare a camuffarsi da destra “per vincere” è semplicemente ridicolo.

La ragione della recente disfatta è prevalentemente questa: a sinistra è maturata una concezione della politica come “abilità tecnica” nel mettere insieme persone ed idee, altrimenti incomponibili, al riparo da qualunque respiro progettuale o ideale che ne caratterizzi il profilo e che sia mobilitante per gli elettori.

Il solo obiettivo è vincere comunque, per fare tutti d’amore e d’accordo in modo intercambiabile le stesse cose che avrebbe fatto la destra. Combinando tutto questo con la consueta arroganza di chi confonde l’eredità di una storia importante con il diritto “divino” a governare e abbandonando sostanzialmente le realtà dell’entroterra. Senza pensare di ricostruire radicamento e gruppi dirigenti locali, il fortino isolato Pesaro-Vallefoglia non è riuscito a fermare l’ondata di piena nelle elezioni per il presidente e ora annaspa cercando di nascondere la propria inconsistenza politica attraverso un accordo con una destra (ormai maggioritaria) per le elezioni del consiglio.

Pesaro e il suo feudo sono finiti ai margini anche perché nelle aree interne sono cresciuti giovani gruppi dirigenti locali che un tempo sarebbero confluiti nel PCI (o anche nella DC e nel PSI) ma che ora, in assenza delle grandi narrazioni novecentesche, e senza più la presenza e la cultura di un partito forte e radicato, liquidate dall’impalpabilità e dalla leggerezza di una politica ridotta a chiacchiericcio mediatico, si trovano molto più a loro agio in formazioni – FdI innanzi tutto – che a quella presenza e a un minimo di idee non hanno rinunciato, pur in presenza di un governo nazionale inadeguato e spesso penoso. Nulla di trascendentale da parte della destra ma più che sufficiente per liquidare le strategie degli stregoni che pensano ancora di vincere le elezioni con qualche magheggio.

La lezione è senza scampo: senza elaborare una politica seria per il territorio provinciale che rompa l’infantile isolamento del capoluogo, le disfatte, anche nascondendosi in un listone con la destra, continueranno a essere all’ordine del giorno fino a circoscrivere la presenza del Pd (e dei suoi satelliti) a due quartieri periferici di Pesaro.

You may also like

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *