14 settembre 2026
Terminata la cappa di caldo perdurata per mesi, ho ripreso a gironzolare per il territorio. Oggi ho visitato il litorale ghiaioso a sud della città di Fano, fino alla foce del Metauro. Ho fatto tappa a Le Brecce dove vi è un angolo di retrospiaggia che mi ha sempre attirato; senza strutture balneari o turistiche, è sopravvissuto alla cementificazione.

Il Piano Paesistico Ambientale Regionale lo indica tra “i litorali marini di particolare pregio ambientale e a basso livello di compromissione territoriale” e il PRG di Fano del 2009 la definisce “costa a bassa compromissione”.
Quel terreno lasciato allo stato naturale era attraversato per tutta la larghezza da un vecchio filare di tamerici perpendicolare alla linea di costa, piantato tanto tempo fa. Tronchi incurvati, i cui rami flessibili per molti decenni sono stati piegati dalle raffiche della bora che spira dal mare senza incontrare ostacoli.

Quei tamerici, che avevo visto con le chiome arruffate o pesantemente potati, erano una testimonianza di quando lì si coltivava poco fuori della portata delle mareggiate, servivano a proteggere le colture dai venti settentrionali.


Oggi rivedo quel terreno: ha un aspetto desolante; quella barriera frangivento non c’è più; una striscia di ghiaino, la base di un tratto della futura Ciclovia Adriatica, ha preso il posto del filare di tamerici. Una ruspa è parcheggiata dove il tracciato curva.

Nell’ultimo anno in tanti altri posti della mia città sono stati tagliati alberi. Ad esempio, dei tamerici sono stati abbattuti in Viale Adriatico per consentire la realizzazione di un altro tratto della ciclovia, dei tigli in Piazza delle Erbe sono stati sacrificati per non ostacolare gli scavi archeologici legati al ritrovamento della Basilica di Vitruvio. Ma se quegli alberi in qualche modo rappresentavano un ostacolo all’esecuzione dei lavori pubblici, nel caso del filare di tamerici in località Le Brecce faccio fatica a trovare una giustificazione della sua eliminazione: il terreno si estende per circa 200 metri di lunghezza eppure, nonostante tutto quello spazio libero, il percorso della ciclovia lo si è voluto far passare esattamente dove si trovava il filare.
È possibile che chi ha progettato quel tratto di mobilità SOSTENIBILE non si si sia accorto dell’esistenza dei tamerici?
Invisibilità? Indifferenza? Oppure quegli alberi sono stati notati da chi doveva progettare l’opera, ma quegli occhi non hanno visto dei testimoni del passato, degli elementi di un paesaggio da preservare, ma solo vecchi esseri viventi da eliminare.
Se il diametro dei loro fusti era notevole, la loro altezza, esposti come erano ai venti provenienti dal mare, era di pochi metri, per cui, anche se fossero stati malandati, non potevano rappresentare un pericolo.
Forse il progetto della ciclovia prevede in quel tratto la sistemazione di nuove piante, da vivaio, forse tamerici. Alberi da usare e gettare via, come oggetti d’arredamento.
Didascalie foto:
1 – Filare di tamerici, retrospiaggia Le Brecce (Fano), 11 settembre 2025
2 e 3 – Filare di tamerici, retrospiaggia Le Brecce (Fano), 5 dicembre 2024
4 – Filare di tamerici, retrospiaggia Le Brecce (Fano), 29 dicembre 2024
5 – Retrospiaggia Le Brecce (Fano), 14 settembre 2026









