Riflessione generazionale: sarà per il caldo. Sono passato attraverso epoche pesanti: dai filosofi complicati ai narcisisti del linguaggio, fino a quelli inutilmente complicati e ai circensi scopritori dell’acqua calda. E adesso? Affacciato sul deserto, non vedo carovane in lontananza, solo qualche miraggio o allucinazione… fa caldo… bassa marea

Stefano Paci però è infaticabile, trova luoghi splendidi per le sue mostre happening, e coinvolge gli amici, qui a palazzo Rotatori, a Fano…

Poi Passaggi Festival, dove c’è di tutto, perfino il ministro dell’istruzione che illustra una sua caricatura di Occidente, per studenti delle elementari che non devono sapere le cose brutte… tanta comicità involontaria sparsa dappertutto eppure anche storie vere e tanti giovani volontari coinvolti, molto bravi… non saprei dove collocarmi con questo titolo…

L’ipogeo della mediateca era fresco, anzi freddo, una cella frigorifera nella calura epocale di un giugno agostano, così la mia è stata una conversazione che cercava di coinvolgere chi era venuto ad ascoltare (o a refrigerarsi)… con la sorpresa finale di correggere insieme (se possibile) una mia brutta poesia… era solo per dire che non esistono solo capolavori, come vuol far credere il mercato editoriale, senza riuscirci… riusciamo con maggiore facilità a scriverne di brutte, vecchie, prevedibili… una giovane mi ha chiesto, nell’intervista per Passaggi, se in una società materialistica come la nostra la poesia ha ancora senso. Le ho risposto che non mi sembra materialistica, la società, mi sembra virtuale, smemorata, e facilmente manipolabile… per questo la poesia ha senso, perché cerca la sincerità, la realtà (anche se può sembrare il contrario)…

poi il crollo… prima la cena con Umberto Piersanti, subito dopo una disidratazione improvvisa, ero privo di zuccheri, sentivo il cervello assente, il caldo era opprimente nel cortile di palazzo Castracane, ma dovevo resistere perché…

C’era scritto così ma io non c’ero o c’ero solo come corpo immerso nel caldo, tra luci che non permettevano di vedere gli appunti… cercavo di salvarmi bevendo… per fortuna Umberto si stava confessando in pubblico, in modo sincero, diretto e coinvolgente… la sua voce calma e precisa mi ha permesso di riallacciare la parola al cervello, insieme alla tanta acqua che stavo bevendo (direi avidamente)…

Umberto ha una resistenza invidiabile. Una piccola folla per il firmacopie, poi una camminata fino all’albergo Corallo, dove si affollavano i ricordi di tanti ospiti degli anni andati. Il caldo era ancora opprimente nonostante le ore notturne. Abbiamo conversato un pò, infine il ritorno a casa. Credevo di non farcela. Sembrava un’escursione nel deserto. Giugno è finito ieri notte e spuntano i suoi fiori… anche tra le pietre del giardino…










