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La tua lettera ha girato il mondo

Scrivere lettere è sempre pericoloso, avvertiva Elizabeth Bishop. C’è il rischio di tenere un discorso tutto interno alla letteratura. Quindi attraversare le 404 pagine del volume e poi la quarantina di pagine del curatore Ottavio Fatica, potrebbe sembrare un impegno più adatto ai critici. Il libro in fondo è composto da un insieme di documenti che non erano stati scritti per diventare un’opera. La corrispondenza dei due poeti americani dura trent’anni, dal 1947 al 1977, quando si interrompe per la morte di Lowell, la Bishop morirà due anni dopo. Ebbene, tutto considerato, penso che si tratti di un viaggio nel tempo, scandito dalle date delle lettere. E tutta questa straordinaria concentrazione di vita vissuta, di riflessioni sulla scrittura e curiosità per il mondo e principalmente per la poesia assomiglia incredibilmente a un romanzo. Viene spontaneo considerarlo un romanzo.

Quando il carteggio comincia, lei ha 36 anni, lui 30. La stima è reciproca. Si erano conosciuti e attratti alla fine degli anni Trenta, poi ognuno aveva seguito la propria strada. Lowell era impegnato in una intensa attività letteraria e universitaria, Bishop collaborava alle riviste culturali americane dal Brasile, dove si era stabilita con la sua amica urbanista Lota. Uno leggeva l’altra e viceversa, un lettore estraneo non era previsto, pertanto la qualità della scrittura era stabilita dalla lunghezza d’onda della stima reciproca, dal dialogo tra due sensibilità affini che sentono il bisogno di comunicare le rispettive esperienze, spesso con ironia. Dunque il lettore potrebbe sentirsi un intruso, come uno che apre un vecchio cassetto e trova un pacco di lettere conservate lì dentro, e comincia a sfogliarle.

Che differenza c’è con la curiosità di chi legge un romanzo? In fondo, lettera dopo lettera come un’ombreggiatura dopo l’altra, si disegna, con una qualità letteraria fuori dal comune, sia la loro storia tra New York, Boston e Rio, sia il clima intellettuale di quel periodo del secondo dopoguerra, “quel piccolo decadente empireo postbellico”, lo definisce Lowell. Una specie di teatro con due attori protagonisti e numerose comparse, le quali il più delle volte sono delle celebrità letterarie. Il lettore dunque diventa spettatore di questo dramma. Lowell e le sue crisi periodiche, la Bishop che ha spesso bisogno di soldi e di incarichi, ma non ama insegnare, e poi viene coinvolta controvoglia nei cambiamenti politici brasiliani. Commentano i loro successi e le loro difficoltà. Ma in fondo è una loro interpretazione. Sarà tutto vero? Che importanza ha? Loro hanno inteso così la loro vita, la loro amicizia, il loro affetto, il desiderio di scambiarsi idee su tutto, in particolare sul loro lavoro, spesso generosamente aiutandosi.

Poi ci sono le quaranta pagine di Ottavio Fatica e il romanzo cambia volto. Le omissioni vengono svelate, sono episodi dolorosi, imbarazzanti, drammatici, dove le biografie di Lowell e Bishop vengono raccontate da una prospettiva diversa. La bellezza ha la sua ombra. Questo è molto utile, ed evidenzia anche uno straordinario lavoro sulle fonti, e una conoscenza profonda della letteratura americana. L’unico appunto che si potrebbe fare al curatore riguarda la sua prosa, a volte davvero “faticosa”. Se fosse un po’ meno barocca sarebbe sicuramente più apprezzata. Ma le informazioni e l’acutezza dello sguardo di Ottavio Fatica ripagano lo sforzo di sciogliere le contorsioni e un certo narcisismo. Prevale infatti la gratitudine.

Insomma, un gran bel libro. Non si può leggere tutto d’un fiato. Ogni lettera che si scambiano i due poeti accumula così tanti episodi, sottigliezze, giudizi letterari, dubbi e accenni alla quotidianità, che diventa densamente popolata e stilisticamente sorprendente. Consiglierei di leggere un gruppo di lettere alla volta, con calma, di sera, e di addormentarsi dopo avere salutato e ringraziato i due personaggi, così pieni di amore per la poesia e così feriti dalla vita.

Elizabeth Bishop, Robert Lowell, Scrivere lettere è sempre pericoloso. Corrispondenza 1947-1977. A cura di Thomas Travisano e Saskia Hamilton. Edizione italiana a cura di Ottavio Fatica. Adelphi 2014. (445 p. – Euro 39)

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