Quando ancora riesco a vedermi nella canicola
dal casale della nonna scarpinare giù
tra i campi ancora fumanti di rugiada
fino al torrente Rigossa rimasto un fossato
velato da lenzuoli trasparenti
tra i ciottoli e la sabbia scivolosa
dove scodinzolavano i girini
e ancora sento il solletico
dell’acqua fresca salirmi dai piedi
o ancora tento l’andirivieni di una libellula
un concerto di cicale o un luccicare di lucciole.
Torna di tanto in tanto il fanciullo che ero
a dirmi che la vita è stata
sui gradini di granito di una casetta di periferia
un giocattolo di latta, forse una ruspa, un meccano
troppo bello per non cedere alla tentazione
di smontarlo e di guardarci dentro
fino a rimanere con un pugno di viti
di ghiere di rivetti di perni di bulloni
da non capirci più niente.
Torna a dirmi che è meglio lasciar perdere.
Gabriele Zani
[quadro di Valter Gambelli, 1992]









