«Devo andare a comprare qualcosa?» chiedo a mia moglie quasi ogni mattina. Da quando sono in pensione, oltre che per le mie passeggiate naturalistiche, al mattino esco di casa per fare la spesa nel piccolo supermercato di quartiere.
Lo raggiungo con una brevissima pedalata.
Anziane massaie con i sacchetti della spesa in mano fanno brevi conversazioni davanti al supermercato; parlano di figli, di nipoti, di malanni; brandelli di vita sociale. Io manco quello. Fermo la bici accanto al pilone di cemento, la chiudo e, dopo il mio breve vagare tra le corsie del supermercato sforzandomi di ricordare i prodotti elencati da mia moglie e aggiungendo alla spesa qualche prodotto in offerta, riapro la bicicletta e vi risalgo; non parlo con nessuno.
A volte, però, il mio sguardo va ad un particolare di quel paesaggio urbano. Parcheggi, chiesa moderna, palazzoni, file allineate di casette a schiera – come la mia – al di là della strada. Il mondo di un comune quartiere di periferia. Tutti elementi architettonici realizzati intorno agli anni‘80.
È una traccia del suo passato rurale ad attirare il mio sguardo. Che emana un certo fascino, un non so che di autoctono. È la quercia di fronte all’ingresso del centro commerciale, al di là della piazzetta.
Il tronco non è imponente, non è plurisecolare, ma la chioma di quella roverella provoca in me un’ammirazione segreta.
Fino a qualche anno fa ad entrambi i lati della quercia c’era solo un prato, ora è sorto un nuovo edificio che quasi ne sfiora la chioma: è la casa della comunità, un centro di aggregazione del quartiere.

A volte, di domenica, sotto e intorno alla roverella, nella piazzetta e nel prato, vedo gli scout impegnati nei loro giochi di gruppo.

Attività di ragazzi, mentre io e lei, la quercia, siamo attempati.
Io abito nel quartiere dal 1980 ma ho un ricordo di questa zona, sfocato, di quando ero un bambino anch’io; risale ai primi anni ‘60, quando c’era solo campagna. Di una visita d’istruzione, l’unica compiuta alle elementari, spostandosi a piedi; aveva come meta il canile comunale. Ho un vago ricordo di quel canile disperso nella campagna. Del maestro Rino Ferretti che “intervistava” l’accalappiacani con noi scolari attorno. Il canile, forse, si trovava dove ora c’è la chiesa, a breve distanza dalla roverella.
Ora al posto di quei campi, casette a schiera e palazzi. All’interno del quartiere sopravvivono tre querce del precedente periodo rurale; una si trova nello spigolo del muretto di cinta di una villetta, un’altra ai bordi di un parcheggio e la terza è lei.

Guardando con Google Maps, queste tre roverelle, distanti 60-70 metri l’una dall’altra, sono perfettamente allineate: costeggiavano l’antica strada campestre.
Lei è l’unica delle tre a non trovarsi più ai bordi di una strada. Nessuno ha sentito il bisogno di potare i suoi rami; la sua chioma, armonica, è la più bella.
Quel soffermarmi un attimo a contemplarla mi riscatta dal banale scrutare tra gli scaffali a caccia di offerte.
Mentre i particolari architettonici intorno sono sempre uguali – non risentono della Terra gira intorno al Sole -, lei, nella sua immobilità (relativa) muta con le stagioni.
La sua chioma verde nelle torride giornate estive offre ombra alle persone sedute sotto di lei.

In autunno inoltrato le sue foglie imbruniscono.

Come le altre roverelle, è restia a perdere le foglie; si lascia spogliare solo dalle forti raffiche di vento. In certe annate accade sul finire dell’autunno, in altre occorre aspettare l’inverno per vedere nelle giornate soleggiate l’ombra dei suoi rami ormai spogli stagliarsi contro il bianco dell’edificio che le è sorto accanto.

In aprile torna a colorarsi di verde, ma è un verde chiaro, tenero: sono le infiorescenze, i germogli e le nuove foglie.

Didascalie foto:
1 – Roverella, quartiere Vallato (Fano), 21 aprile 2026
2 – Roverella, quartiere Vallato (Fano), 25 ottobre 2026
3 – Altra roverella, quartiere Vallato (Fano), 3 novembre 2026
4 – Roverella, quartiere Vallato (Fano), 30 luglio 2026
5 – Roverella, quartiere Vallato (Fano), 12 dicembre 2025
6 – Roverella, quartiere Vallato (Fano), 14 dicembre 2024
7 – Roverella, quartiere Vallato (Fano), 7 aprile 2026









