Dimenticanze
non ricordo la strada di casa
non è casa mia
è dei ricordi passati che ho lasciato
angoli, vicoli, curve, ciclabili
tutte uguali dal finestrino
ora scendo
poi mi perdo perché non si può
farsi portare dalla gente
non so il mio nome, anzi sì lo ricordo
ma queste sillabe non mi dicon niente
un numero, un’etichetta, un bluff
assegnato alla nascita
non ricordo il volto dell’amata
che mi ha dimenticata
della figlia che è lontana
e impegnata
dei nipoti che giocano in salotto
son come numeri sognati al lotto
svaniscono se mi tocco la fronte
e il nome dell’amico che mi chiama
chi sarà mai, ormai noi anziani
viviamo come vita che scorre
dai rubinetti aperti in una vasca
piena
non ricordo chi siano i miei vicini
che si affacciano di rado
la mia anima dunque mi ha lasciata
torna solo per controllare la posta
questo corpo è disabitato,
guardo i suoi giochi controluce.
12 dicembre 2025
Ho ancora un posto qui per te
dalla finestra ha luce
non ha polvere
e non ci ho mai poggiato le borse della spesa.
Il fenomeno umano
Sono stata programmata
per distrarmi spesso
per cercare in quella
intelligenza burlona
del mio inconscio
rimugino mentre bevo il caffèlatte
su quanto somiglino
le galassie alle nuvole
il mio codice ha radici
di eoni
le foglie venature
di anni luce.
Hitchcock
ho timore del becco dell’uomo sagace
che astuto corvo
appollaiato al talk, capace
canta motti di spirito
amplificandosi sul pubblico canneto
ho paura del becco rapace della signora
che si fa largo ai saldi ghermendo
il pullover con artigli inanellati
temo questa efficienza
fuggo le ali ronzanti
dell’ufficiale
la zanna cingolata
del militare
dei broker
il notturno rosicchiare
i denti a segaccio
del pagliaccio.
Piccolezze estive
hanno schiacciato un rospo
i villeggianti
ripartendo di notte
sgasando dopo la cena estiva
schiamazzando
sbattendo gli sportelli
di una silente auto ibrida
compiendo il loro piccolo omicidio
di domenica.
Ora che ho tanto tempo
Ora che ho tanto tempo
posso dormire mentre la macchina
guida
e quando fa i conti al posto mio
sognare ad occhi aperti chiedendomi
se ai pesci viene sete.
Faccio più cose contemporaneamente
sempre più complessa è la mia vita
perché alla macchina come a un gatto
lascio il gomitolo informe
dei miei registri, delle mie memorie.
Non ho più tra i piedi ogni guaio
di notte ammaestro i topi
che danzano nel mio solaio.
Nuovo Testamento
E vestirete come i gigli dei campi
profughi.
E gli ultimi saranno i primi
a morire.
Madre, non perdonarli
perché sanno bene
quello che fanno.

Francesca Palazzi Arduini al link: www.dadaknorr.it









