Diario verde

Meduse

21 settembre 2026
Quando faccio snorkeling capita di incontrare meduse; non mi riferisco alle fastidiose cubomeduse (Carybdea marsupialis), piccole, trasparenti, ma con i lunghi tentacoli rossi fortemente urticanti e capaci di causare dolorose ustioni – quelle le vedo regolarmente e qualche volta la mia pelle ne sente l’effetto urticante -, ma alle specie di medie o grandi dimensioni. Le incontro a volte isolate, altre volte numerose in seguito ad una loro fioritura.
Ieri nelle acque davanti alla spiaggia Sassonia di Fano ho seguito a lungo un polmone di mare (Rhizostoma pulmo) nel suo vagare silenzioso poco sotto la superficie acquatica. Bella medusa, bianca con margini blu, pressoché innocua. L’esemplare che stavo osservando dietro al vetro della maschera subacquea ospitava un piccolo pesce tra le espansioni delle braccia orali; di tanto in tanto questo usciva allo scoperto per poi subito tornare al suo rifugio.
Prima di lasciare il polmone di mare avevo accarezzato il suo ombrello, la medusa aveva reagito modificando un po’ la direzione.
Quando faccio snorkeling non posso documentare fotograficamente questi miei incontri subacquei, per cui le meduse che ho fotografato sono quelle spiaggiate.


Questa mattina, invece, ho potuto scattare foto ad un esemplare di notevoli dimensioni, una Cassiopea mediterranea (Cotylorhiza tuberculata), mentre nuotava nel suo mezzo marino. L’ho avvistato mentre passeggiavo lungo la battigia di Metaurilia (di Fano). È bastato togliere i sandali e raggiungere la medusa nelle acque basse, a pochi metri dalla riva. Ad aiutarmi un’acqua trasparente e calma (anche se le increspature sulla superficie disturbano l’immagine).


La forma del suo ombrello sormontato da una parte centrale rialzata di color giallo-arancio ricorda un uovo al tegamino (gli inglesi ed i tedeschi hanno denominato questa specie “uovo fritto”). Le braccia orali ricche di tubercoli terminano con dei bottoncini blu.
I movimenti di contrazione e di estensione dei margini del suo ombrello la stavano spingendo verso riva. Quando il margine dell’ombrello è in estensione lascia visibile completamente le braccia orali; ho notato degli avannotti che hanno trovato rifugio tra quei tubercoli. A volte uscivano allo scoperto e si spingevano sul disco dell’ombrello.
La medusa si è portata vicinissima alla riva, ma non avrà bisogno di un mio intervento. Quando è in pochi decimetri di acqua sembra cogliere che è giunta al confine del mondo marino, ruota il suo corpo per invertire la direzione, l’ombrello per un attimo tocca il fondale. Documento fotograficamente questi suoi movimenti e il suo lento riguadagnare acque più profonde.


Se si fosse spiaggiata quegli avannotti avrebbero dovuto velocemente abbandonare il loro asilo vivente. Si sarebbero trovati sperduti nell’universo acquatico, senza protezione.
«Vongole?» mi chiede un uomo che sta passeggiando sulla battigia e che mi vede con le gambe immerse nell’acqua bassa. «No, c’è una medusa.»
«Stia attento che non le tocchi i piedi.» So che questa specie è pressoché innocua ma non spreco il fiato e lascio l’uomo proseguire con le sue certezze.

Didascalie fotocamera
1 – Polmoni di mare (Rhizostoma pulmo) spiaggiati, Metaurilia (Fano), 20 ottobre 2020
2 – Medusa quadrifoglio (Aurelia aurita) spiaggiata, Metaurilia (Fano), 4 maggio 2026
3 – Medusa bruna, detta anche medusa bussola o medusa compasso (Chrysaora hysoscella) spiaggiata, Sottomonte (Pesaro), 15 giugno 2026
da 4 a 9 – Cassiopea mediterranea (Cotylorhiza tuberculata), Metaurilia (Fano), 21 settembre 2026

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