Neolingua

The librarians

La proiezione del film The Librarians, di Kim A. Snyder, organizzata al Cinema Masetti di Fano dall’Associazione Italiana Biblioteche, è stata accompagnata dalle parole appassionate e nette della presidente dell’AIB Marche Valeria Patregnani, che è anche la responsabile del sistema bibliotecario della città di Fano. Ha testimoniato le sue esperienze anche un’altra bibliotecaria, Barbara Lepidio. In effetti, il film è inquietante. Anche esaltante, alla fine, ma resta l’inquietudine. Quella del bibliotecario è una professione complessa, nella quale confluiscono diverse discipline, e ben presto ci si accorge che diventa una missione. Si può semplificare con un concetto elementare: mettere a disposizione di tutti ogni forma di conoscenza. Certo, se voglio leggere il trattato di Stalin sulla linguistica (che tanto faceva divertire il poeta polacco Zbigniew Herbert) o Mein Kampf, o le idee di Sant’Agostino sul peccato originale o quelle di Paolo di Tarso e del Corano sulle donne, la parola “conoscenza” acquista significati molto controversi. Ma come si fa a comprendere un problema, se i documenti vengono censurati? Per poter essere discussi, devono trovarsi, organizzati secondo le convenzioni internazionali, nei luoghi del sapere, che potrebbero essere anche i luoghi di un sapere che a qualcuno non piace. Tuttavia, questo è esattamente il compito sociale e culturale e soprattutto istituzionale delle biblioteche. Mettere a disposizione, in modo accurato, i materiali con i quali le idee vengono trasmesse. Le biblioteche appartengono a tutti, vicini o lontani, e le comunità possono suggerire qualcosa che manca, ma non possono bruciare quello che a qualcuno non piace. Nelle biblioteche sta inscritta la storia, nel bene e nel male. Le comunità, attraverso il dibattito e le discussioni, possono democraticamente irrobustire il proprio sistema immunitario contro le distorsioni. E le biblioteche infatti offrono anche questo servizio, promuovendo il confronto. La censura invece riguarda la politica e gli ignoranti. Purtroppo riguarda anche la nostra storia culturale. Per più di mille e quattrocento anni il De rerum natura è stato un libro off limits in tutte le biblioteche, finché nel 1417 Poggio Bracciolini è entrato in un convento tedesco… Quanto conosciamo di come ci vedono i popoli che nel passato abbiamo colonizzato? Spero che le loro biblioteche conservino qualcosa.

The librarians documenta l’attacco alle biblioteche scolastiche texane da parte di fanatici e fanatiche, sobillati e sobillate dalla setta degli oligarchi che governa gli Stati Uniti. I loro calcolati deliri hanno portato all’assalto alla Casa Bianca, e prodotto morti, sofferenza e disastri in patria e fuori. C’è un disegno, tutt’altro che divino, che intende condizionare e controllare la popolazione più ingenua e ignorante, trasformandola in associazioni di sanfedisti violenti. Questo film mostra una piccola, disgustosa battaglia di una guerra culturale in corso, che risveglia gli istinti reazionari ma non ne fa un confronto tra culture. Mi è sembrato curioso, sebbene simile alla propaganda promossa da Goebbels, che i pervertiti, i demoni che seducono e corrompono i bambini, non siano quei nomi emersi dagli archivi di Epstein ma delle oneste e innocue bibliotecarie. Si resta senza parole di fronte a queste immagini. Per fortuna alcune bibliotecarie hanno trovato le parole per opporsi. Non difendevano solo loro. Difendevano la civiltà. E lo sapevano. Le sequenze dal celebre film di François Truffaut tratto dal romanzo di Ray Bradbury sono esplicite.

Infine c’è una riflessione da fare. Perché prendersela con i libri? Nella società attuale le comunicazioni viaggiano veloci su altri supporti. Gli oligarchi di ogni nazione controllano i social, l’informazione, le reti, ogni forma del virtuale che si muove e comunica. Tutta roba che oggi c’è e domani magari scompare, nessuno si ricorda più. Allora ecco perché i libri. Non solo perché gli ignoranti vedono il loro nemico manifestarsi (in modo ostile, come dice il loro guru) con quell’aspetto. I libri conservano il loro valore simbolico. Se ne stanno fermi nei loro scaffali, si accumulano. E – accidenti – sono rintracciabili, per colpa dei bibliotecari.

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