Un tempo al di là della siepe di campagna c’erano campi. Ora la strada confina con i capannoni industriali spuntati negli ultimi due decenni, non con i loro ingressi, ma con le parti retrostanti, con materiali depositati e carrelli elevatori. 

Quei parallelepipedi ospitano servizi di catering, di verniciatura, negozi di materiale da costruzione, lavorazione metalli e, soprattutto, cantieri navali – anche se la costa adriatica dista più di quattro chilometri. Uno di questi ha le pareti deformate, è ridotto ad un ammasso di lamiere: ha preso fuoco la scorsa estate. 

Questa appendice dell’estesa zona industriale che dal lato opposto confina con la superstrada, termina proprio lungo la strada che conduce al fiume. Percorrendola, sull’altro lato si vedono sullo sfondo le colline ed in basso le alberature fluviali. 

Lo Stagno si trova tra i terreni agricoli superstiti e la riva fluviale; visto da Google Maps, ha la forma di un quadrilatero. L’immagine aerea mostra ordine e disordine. L’ordine geometrico: i rettangoli dei capannoni e dei terreni agricoli, “puliti” e monocromatici (il colore della terra nuda o delle colture in atto). Il disordine della vegetazione spontanea che cresce sui bordi del corso d’acqua e dello Stagno, quadrilatero che non può vantare neppure angoli retti.  

Angolo però è: di natura, incastonato in ciò che resta di un mondo rurale, a sua volta assediato da quello industriale. 

Questi pochissimi ettari di zona umida nella pianura costiera metaurense danno rifugio all’avifauna acquatica; alcune specie fanno solo una breve tappa durante la migrazione, altre si soffermano durante la bella stagione per riprodursi, altre ancora trascorrono qui l’inverno. 

Guardando dalle finestrelle degli osservatori ornitologici un tempo dalla vegetazione palustre spuntavano solo due case, ora incombono alcuni capannoni. In certi orari e condizioni le immagini di quelle scatole si riflettono sulla superficie acquatica.

 

A poche centinaia di metri da questo luogo di sosta, di nidificazione e di svernamento vengono costruiti yacht di lusso per una clientela internazionale, per uomini ricchi, di successo, dell’economia, dell’industria, dello spettacolo, uomini che, forse, appaiono nelle cronache mondane.

In quei capannoni contano parole, come: development, marketing e work in progress, nel vicino Stagno contano solo i ritmi ancestrali.

I cantieri navali, e ancor di più l’attività di lavorazione dell’alluminio, svolgono un ruolo importante nell’economia cittadina. Dentro i capannoni della nautica di lusso le fatiche delle maestranze sono volte ad assecondare i desideri dei clienti; così si guadagnano stipendi e dignità (offerta dal lavoro). Quegli yacht, una volta completati con arredi e varati, si dirigeranno verso luoghi esclusivi di vacanze; sono simboli di eccellenza, di grandezza – complesse sono le operazioni di trasporto eccezionale per far giungere in mare quei mastodontici scafi -, di potenza (come i loro motori), di comfort, di bellezza, di fatuità. 

Non c’è fatuità, invece nei variopinti piumaggi dell’avifauna dello Stagno; quei colori sgargianti servono alla selezione riproduttiva, alla conservazione della specie.

Eleganti insegne e lucide vetrate agli ingressi dei cantieri navali; i clienti che, a testa alta, decisi, li varcano pregustano tuffi in calde acque azzurre, sfondi incantevoli; le loro narici immaginano l’odore di creme spalmate sulla pelle per proteggersi dai raggi solari dei Caraibi, odore che si mescola ad altri profumi: del whisky, dello champagne o di certe birre di alta qualità; mentre sulle narici degli operai (e sullo Stagno) giungono odori meno gradevoli, grevi, pregnanti: di vernici, di solventi.

Risorse quasi zero, gestione amatoriale; la bacheca all’ingresso dello Stagno (è stata installata oltre vent’anni fa) è completamente sbiadita dal sole, così come le scritte del vicino cartello sono quasi illeggibili, ricoperte dalle macchie gialle dei licheni cresciute negli anni.

D’altra parte lo Stagno è uno scalo di rotte invisibili che non ha bisogno di tabelloni, di orari; chi fa scalo qui non è diretto verso luoghi di vacanze e, nonostante le modeste dimensioni, fa trasvolate su mari e continenti.

Didascalie foto:

1 – Stagno Urbani (Fano), gennaio 2007

2, 3 e 4 – Stagno Urbani (Fano), marzo 2026

5 – Una folaga difende il territorio, Stagno Urbani,11 marzo 2026

6 – Gallinelle d’acqua e una folaga, Stagno Urbani,11 marzo 2026

7 – Moriglione e gallinella d’acqua, Stagno Urbani, 11 marzo 2026

8 – Ingresso allo Stagno Urbani

9 – Cartello d’ingresso

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