Floriana mi ha chiesto di commemorare Valter, cioè ricordarlo insieme, ma ovviamente lo ricorderemo nei modi e nei luoghi più adatti a un grande artista. Dovrei dire qualche parola per 50 anni di amicizia. Il tempo si è dissolto, impietoso. Era il 1976 quando Valter studiava la copertina del primo libro di Paolo Talevi e mio, Piazza delle erbe, per le Nuove Carte di Giordano Perelli. Valter aveva una generosità naturale. E dell’esperienza romana aveva conservato l’amore per il dialogo tra arte e letteratura. Così è stato lui a farmi conoscere Franco Scataglini, uno dei poeti importanti del Novecento, nella casa di Franco, in Ancona. Ne è uscita una edizione d’arte a tre voci, Stanze invernali. Ma l’impresa alla quale eravamo più affezionati è stata “Scritture & Figure”, seguita e ideata da Valter per l’editrice Flaminia di Giorgio e Silvia Pantanelli. Un’impresa, mettere insieme dodici artisti e dodici poeti, da Volponi a Pagliarani, da Scataglini a Gianni D’Elia. Una collana raffinata che poi è stata presentata nella Galleria Mancini di Pesaro da un giovane Vittorio Sgarbi. Poco dopo, sempre per l’editrice Flaminia, eravamo in Val di Fassa quando mi ha portato il primo numero di Cartolaria, la nostra rivista di letteratura, che usciva con la sua grafica e la direzione di Gabriele Ghiandoni ed Ercole Bellucci. Insomma letteratura e arte erano il suo mondo ma l’arte occupava tutti i suoi pensieri. C’erano le mostre, presentate da vari critici, Enrico Crispolti, Gian Ruggero Manzoni, Elverio Maurizi, Walter Guadagnini, Bruno Ceci. E in una di queste mostre, nel 1986, ho comprato il mio primo quadro. Il mio primo quadro era il suo Pianura in fiamme. Qualche anno fa lui l’ha rivisto e pensava di riaverlo, con uno scambio, gli ho detto che era troppo bello per lui: il nostro linguaggio era così, sarcasmo e ironia. Ghiandoni poi riusciva a fare di più. Ce l’ho sempre davanti agli occhi, questo quadro, e se non avesse quel titolo, il quadro potrebbe indirizzarmi verso altre interpretazioni, per i suoi cromatismi incredibili, che quando la luce lo colpisce di taglio sembrano accendersi davvero e rivelare colori che dormivano sotto il primo strato di acrilico. Valter era innamorato del colore, ma non senza il disegno. Disegnava per ore e ore. E voleva le opinioni dei letterati. Ricordo come se fosse ieri, nel suo studio-mansarda, la conversazione tra Francesco Scarabicchi, Massimo Raffaeli, Katia Migliori e noi due per il il suo catalogo Climi, al quale tutti e quattro abbiamo collaborato. Ricordo anche quando la sua casa era invasa dagli aquiloni. Sculture magnifiche, lievi ed eleganti, farfalle coloratissime. La natura lo affascinava. Non solo per i colori. E due anni fa gli ho chiesto se mi lasciava mettere un suo quadro per la copertina del mio libro sulle Operette morali. Era contento. Il suo sorriso faceva stare bene. Era forte e sicuro. Mi ha dato la foto migliore del quadro. La sua amicizia è sempre stata un dono prezioso per me. Impagabile. Tra noi, con Gabriele Ghiandoni, Lino Caprara e altri amici, il linguaggio ufficiale era l’ironia, anche quello di non prendersi troppo sul serio, tuttavia di essere estremamente seri, scrupolosi fino ai minimi dettagli professionali nel lavoro artistico. Ora Valter è cenere nel mare.

E se adesso mi sentirete, come sono, commosso e confuso, probabilmente è perché lo sento qui vicino, e mi sta prendendo in giro. Ma lo ricorderemo come deve essere ricordato, lo ricorderemo come si ricorda un grande artista. Io non so scrivere poesie d’occasione, anzi sono allergico alle poesie d’occasione. Ne ho scelte due, già scritte. Comunque, con il più profondo affetto di una amicizia assoluta, dico che bisogna trovare la forza e il coraggio di proseguire, e di farlo per la sua arte, che suscita felicità e fa stare bene, per la sua sensualità, l’eleganza visiva, l’amore per la vita, soprattutto per la qualità, che va sempre cercata, e l’interrogazione continua attraverso il segno astratto, che coniuga il mondo infinitamente piccolo con quello infinitamente grande, che lui ha saputo mostrarci nella sua incredibile bellezza cromatica, quella della realtà e del suo mistero.

Particolare di un quadro di Valter Gambelli

c’è stato un temporale

di quelli che sfuggono

agli archivi e ai diari

e lasciano specchi opachi

ai margini delle strade

come sudice code invernali

come pezze di stoffe

scucite, come una cornice

bucata dalle tarme, vetri con le muffe

polvere sui lampadari

*

fiuta la neve nelle ossa,

sulle finestre illuminate

di giallo serale passano

lenti arcipelaghi, con i loro destini

di tempo e luogo,

grandi laghi volati via

già archeologia

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