Proxima zeta è un pianeta sconosciuto, anzi è il pianeta più sconosciuto. Eppure ha una sua inevitabile prossimità. Inevitabile e prossimità sono due parole che in questo caso sono molto precise, purtroppo. La consapevolezza di viaggiare verso Proxima zeta si impara col tempo e il tempo è un concetto inseparabile dal concetto di spazio. Infatti si viaggia nel tempo mentre di fatto sembra di muoversi negli spazi. Si può dire anche nel modo inverso, cioè che sembra di muoversi nel tempo mentre in realtà cambiano i luoghi dove si vive. Quelli di prima si modificano, e anche se persistono non sono più gli stessi. Chi li osserva vorrebbe tanto che rimanessero gli stessi e cerca di vederli così ma a poco a poco si deve convincere che l’apparenza necessaria e desiderata non è quella che conosceva. Vuol dire che Proxima zeta è più vicino. E non ci sono equinozi per questo strano modo di viaggiare ma solo un lungo o breve perielio… e il modesto desiderio di frenare il viaggio almeno di una ventina di anni. Non è possibile, lo so. Poi lo so che la luce è poca in ogni singolo anno e al massimo pulsa nel freddo dell’universo. 

(Scritto sulla prima sezione di “Come è passato il tempo. Poesie 1980-2020, Marcos y Marcos 2022”) 

[L’immagine è un’opera di Enrico Ricci, Estivo.]

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