8 febbraio 2026
Il livello dell’acqua è risalito. Questo periodo dell’anno, particolarmente piovoso, ha restituito agli specchi d’acqua dello Stagno Urbani l’aspetto usuale che mancava da tempo. Nello stagno principale l’isolotto, che emerge quando il livello dell’acqua si abbassa, è completamente scomparso. Ora è aumentata la superficie dello stagno su cui le folaghe possono scorrazzare; inseguimenti sull’acqua che, a volte, proseguono, spegnendosi, sulla riva erbosa. Quando le alzavole si trovano sulla traiettoria di queste corse sull’acqua, sono costrette ad interrompere il riposo e a scansarsi.

C’è una coppia di folaghe (ed una di gallinelle d’acqua) anche nello stagno piccolo laterale – lì c’è spazio per una sola coppia delle rispettive specie.
Una delle due folaghe staziona sotto i rami di un albero proteso sull’acqua. Non è a galla, le sue zampe spuntano dall’acqua, poggiano su un ramo immerso.

La vedo allontanarsi, alimentarsi per un po’ con continue immersioni, come il suo partner, poi tornare sotto l’albero; nel becco ha un frammento di cannuccia, lo sistema accanto ai rami che affondano in acqua; forse sta pensando alla prossima stagione riproduttiva, a costruire lì il nido.
Mentre dalla finestrella del capanno ornitologico osservo la folaga, noto qualcosa poco sopra di lei: nell’intrico dei rami dell’albero e dei rovi c’è una forma ovale, bruna, poco diversa dal colore dei rami spogli circostanti. Non si scorge né capo né zampe: ma è un piumaggio. Penne brune con piccole macchie bianche diradate. È il corpo di un ardeide visto di spalle; un giovane di nitticora, suggerisce quel piumaggio.

Quando ho completato il giro, torno nel capanno che si affaccia sul piccolo stagno; la folaga è sempre lì, sotto l’albero, sopra di lei c’è ancora quella sagoma tozza, ma ora è girata verso di me.
Sì, è proprio una nitticora allo stadio giovanile. In questa specie il mimetico piumaggio giovanile – che non assomiglia a quello bianco e nero degli adulti – permane per i primi due anni e mezzo di vita. Posso anche notare il robusto becco, gli occhi arancioni e le zampe gialle.

La Nitticora non ama la competizione con gli altri ardeidi, ha abitudini prevalentemente crepuscolari e notturne; caccia dal tramonto all’alba, quando gli altri aironi dormono; per questo e per il suo richiamo gracchiante è soprannominata “Corvo di notte”.
Durante le ore del giorno resta nascosta e immobile tra le chiome degli alberi. Anche l’esemplare che sto osservando – a mattina avanzata – sta riposando su un ramo di un albero, anche se è a meno di un metro dalla superficie acquatica – l’estremità del ramo su cui sta scompare sotto l’acqua.

Tra nitticora e folaga c’è una distanza di pochi decimetri, stanno una sopra l’altra, eppure sembrano ignorarsi; forse semplicemente perché non c’è competizione tra i due: la Nitticora si nutre di anfibi, pesci e insetti, la Folaga è strettamente vegetariana.
La folaga torna ad alimentarsi; poco dopo eccola di nuovo con un altro frammento di cannuccia nel becco; come la volta precedente, lo sistema in quello che forse è un embrione di nido.
Poi si dedica alla pulizia del piumaggio; anche la nitticora, al piano superiore, si mette a farlo. A lungo nei due piani si succedono contorsioni e sollevamento delle ali, che permettono a becchi e zampe di passare in rassegna i rispettivi piumaggi.

Esce il Sole, i suoi raggi non raggiungono direttamente l’anfratto vegetale dove è rifugiata la nitticora, ma macchie di luce si fanno strada stagliandosi contro il suo piumaggio ed i rami circostanti.

La folaga si allontana di nuovo, ora è la coppia di gallinelle d’acqua a stazionare sotto il ramo dove si riposa la nitticora; anche le gallinelle ignorano la presenza “al piano superiore”.

Durante il giro allo stagno incontro un altro naturalista, oggi lui non è lì per il birdwatching, ma per la manutenzione del verde, per tenere percorribili i sentieri; gli mostro le foto della nitticora, mi dice che ieri, sempre qui allo Stagno Urbani, l’aveva vista in volo. «Chissà cosa ci fa in questo periodo?» mi dice.
Finora in questa valle, quella del Metauro, le nitticore erano state sempre viste durante le migrazioni o durante le nidificazioni – si riproduce in colonie miste con altri ardeidi (garzaie) nei boschetti ripariali più a monte (a Sterpeti e Calmazzo); non mi risulta che in questa valle siano mai stati avvistati esemplari di questa specie in inverno.
Come ricordano i miei manuali ornitologici, la Nitticora sverna nell’Africa subsahariana; però negli ultimi decenni piccoli contingenti di questa specie (meno dell’1%) hanno iniziato a passare l’inverno in zone umide dell’Europa meridionale: in Italia, ad esempio, nella Laguna di Venezia e nelle valli prossime alla foce del Po. I censimenti invernali devono però fare i conti con l’elusività degli individui presenti – come quello che sto osservando, seminascosto dalla vegetazione. Anche lui fa parte di quella piccola frazione della popolazione di nitticore che, invece di intraprendere il lungo viaggio verso i quartieri di svernamento africani, ha preferito trascorrere la cattiva stagione nelle zone umide del nostro Paese.
Didascalie foto:
1 – Inseguimenti tra folaghe, Stagno Urbani (Fano), 8 febbraio 2026
2 – Albero proteso sullo stagno
3 – Folaga e nitticora (vista di spalle), Stagno Urbani, 8 febbraio 2026
da 4 a 7 – Folaga e nitticora, Stagno Urbani, 8 febbraio 2026
8 – Coppia di gallinelle d’acqua e nitticora, Stagno Urbani, 8 febbraio 2026








