28 dicembre 2025 

L’ultima volta che ero giunto sotto il vecchio pioppo era stato nella primavera del 2024, in occasione del progetto “Il Bosco risonate”. Il progetto faceva parte di “Pesaro Capitale della Cultura 2024”. Lucia Ferrati, presidente dell’associazione “Le Voci dei Libri”, aveva riunito un gruppo di naturalisti (ed uno storico) con il compito di selezionare una trentina di alberi secolari della Provincia di Pesaro e Urbino. Per ognuna di quelle piante era stata scritta una storia (raccontata in prima persona dall’albero). I lettori di “Le Voci dei Libri” avevano poi letto (e registrato) questi testi. Un leggio segnaletico, provvisto di un codice qr, collocato nei pressi di ogni pianta selezionata, consente ai visitatori di ascoltare la storia di cui l’albero è stato un silenzioso osservatore. 

Tra quelli che avevo scelto e di cui avevo scritto la storia c’era il Pioppo nero di Madonna Ponte, nella riva sinistra del fiume Metauro. 

I membri del gruppo del “Bosco risonante” avevano ricevuto un ulteriore compito: accompagnare l’operaio-posatore che doveva sistemare il leggio segnaletico accanto ad ogni albero. Nel maggio del 2024 accompagnai, dunque, il posatore ad alcuni degli alberi selezionati. Ci recammo nelle aree verdi di Casa Archilei (a Fano) e della Villa del Balì (a Saltara), nella zona collinare (di Fossombrone), sulle pendici di alcuni monti (Tenetra, Catria, Nerone, Paganuccio) e, appunto, nella riva sinistra del Metauro in località Madonna Ponte. 

Per raggiungere il pioppo lasciammo l’auto ad alcune centinaia di metri; il posatore trasportò con una carriola leggio, pala, cemento, acqua, ecc. La carriola dovette scendere e risalire le sponde del canale scolmatore (asciutto). Non c’era più la larga pista che fino ad un paio di decenni fa passava di fronte al pioppo e che si poteva percorrere senza problemi a piedi e in bicicletta, ma uno stretto sentiero che attraversava un fitto canneto. L’eliminazione della rada pioppeta nei pressi dell’argine esterno (si era salvato solo il vecchio pioppo), avvenuta diversi anni fa, ha favorito l’esplosione del canneto (Canna comune e, soprattutto, Canna del Reno).

Sul finire dell’estate 2025 volevo tornare a fare visita al vecchio pioppo nero, ma non ci sono riuscito; avevo tentato sia da valle che da monte ma in entrambi i casi ero stato fermato dal groviglio della vegetazione. Del sentiero era sparita anche la più debole traccia.

Avevo comunque potuto constatare che il vegliardo era ancora vivo, lo vedevo da lontano. Ogni qualvolta che percorrevo in auto il nuovo ponte sul Metauro, parallelo a quello autostradale, gettavo lo sguardo verso quell’angolo di golena dove il pioppo nero svetta solitario. Anche nel 2025 il grosso ramo in basso, rivolto verso il fiume si era ammantato di verde – da alcuni anni è solo quello a farlo.

Oggi ho riprovato a raggiungere il vecchio albero. Dapprima risalendo la riva fluviale nel tratto di golena (ancora una volta) stravolta dai lavori per il rifacimento dell’argine esterno. Non erano solo i miei stivali ad affondare nel terreno fangoso – i movimenti di terra hanno fatto scomparire la cotica erbosa -, a percorrere questo tratto di golena c’erano anche dei cacciatori ed i loro cani, ma, come me, si sono dovuti fermare ad alcune centinaia di metri dal pioppo, contro un “muro” di vegetazione, divenuta impenetrabile.

Ho allora provato a raggiungere l’albero da monte, portandomi sulla riva fluviale in corrispondenza  dei ponti dell’A14 e della strada a scorrimento veloce realizzata qualche anno fa.

Ho attraversato il canale scolmatore (asciutto) e mi sono fatto strada attraverso il fitto del canneto, quel “mare” giallastro ha conquistato ogni spazio disponibile; dapprima canne comuni e poi canne del Reno. A rendere difficoltoso il mio avanzare ci si è messo anche il rovo. 

Sono, comunque, riuscito a posare il palmo della mano sul vecchio pioppo, su quel fusto lacero, in rovina. [foto 1] Da decenni non è più l’albero maestoso alto 25 metri; di fronte ai miei occhi c’è un essere vegetale diminuito, pesantemente corrotto dal tempo. Diversi punti del tronco sono privi di corteccia, ne vedo larghe scaglie sparse intorno alla sua base. I grossi rami spezzati caduti a terra che avevo visto nel 2024 sono ora inglobati dal canneto.

Ci sono castagni, tigli, querce e ulivi che riescono a superato i 1000 anni, ma per quel povero pioppo la sua età – poco più di un secolo e mezzo di vita – è considerata molto avanzata.

Siamo a fine dicembre, le foglie sono già cadute ma ce n’è qualcuna secca ancora attaccata al ramo; testimoniano che anche nel 2025 la linfa ha continuato a scorrere dentro quel vecchio fusto cavo; anche se, ormai, la poca ombra prodotta nella bella stagione non è più in grado di fermare l’avanzata delle canne del Reno.

Il cemento e l’asfalto distano solo poche centinaia di metri (giunge fin qui, attutito, il rumore delle auto che transitano sui due ponti), eppure è scomparso qualunque tipo di frequentazione umana.

Guardo il leggio segnaletico. Ricordo le mie perplessità a sistemarlo vicino all’ampia fessura alla base, una spelonca lignea – quella struttura in qualche modo condizionava la “selvaticità” del luogo. 

Con lo smartphone inquadro il codice qr per controllarne il funzionamento. Mentre (ri)ascolto la storia, penso che quasi sicuramente questo è il leggio segnaletico meno utilizzato del progetto il Bosco risonante. È più semplice raggiungere i faggi secolari appenninici del Monte Tenetra e del Monte Nerone che questo pioppo, nella pianura costiera e a breve distanza dalla città di Fano. 

Prima di andarmene, tolgo qualche ramo di edera che si sta arrampicando sul suo fusto e libero la base del pioppo dalle cannucce che più lo assediano. Lo faccio illudendomi che il vegliardo possa percepire questi miei gesti di cura.

Didascalie foto:

da 1 a 3 – Il Pioppo nero di Madonna Ponte (Fano), 28 dicembre 2025

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