Ora, se è vero che ho isolato la Danimarca dal resto del mondo, è anche vero che mi sono rifiutato di far assumere all’America una posizione isolazionista come quella che i miei critici mi avrebbero consigliato di assumere in questa crisi. Perché consentitemi di sgombrare il campo dagli equivoci: l’America non può vivere in isolamento se si aspetta di vivere in pace. Ora, sento la vostra domanda: “Signor presidente, lei ha agito con rapidità ed efficacia per proteggere la nostra dignità, il nostro idealismo e il nostro onore; ma cosa ci dice della sicurezza nazionale… non è anch’essa in pericolo?”.
Ebbene, è una buona domanda, che merita una risposta meditata. Poiché a tutti noi sono ben note le politiche bellicose ed espansionistiche dello stato danese, in particolare le mire territoriali nutrite da quel paese nei confronti degli Stati Uniti continentali fin dall’undicesimo secolo. Come ricordate, all’epoca sul continente nordamericano sbarcarono le forze al comando di Erik il Rosso, e in seguito al comando di suo figlio, Leif Erikson. Tali sbarchi da parte dei Rossi e delle loro orde vichinghe furono naturalmente compiuti senza nessun preavviso e in smaccata violazione della Dottrina Monroe. A parte queste invasioni di natura paramilitare, vi furono anche vari e vani tentativi di stabilire teste di ponte sul nostro litorale orientale, proprio qui, nelle vicinanze di Boston, città natale di Paul Revere famoso in tutto il mondo per la sua cavalcata notturna, nonché luogo del celebre Boston Tea Party.
Dunque, quando mi domandate se la nostra sicurezza nazionale è minacciata da questi danesi, con i loro secolari trascorsi di manifesto disprezzo per la nostra integrità territoriale, credo in tutta franchezza di dover rispondere di sì. Ed ecco perché questa sera ho chiarito al governo pro-pornografia di Copenaghen che non intendo reagire con querule proteste diplomatiche a ulteriori nuove minacce alla nostra integrità territoriale, al nostro onore o al nostro idealismo. E affinché la mia posizione non possa essere fraintesa, ho ordinato alla Settima Armata americana, stanziata in Germania Occidentale, di mobilitarsi assumendo una posizione di attaco, qui, sul 55esimo parallelo al confine fra Germania e Danimarca. E vi garantisco, miei compatrioti americani, come l’avrei garantito al regime dei Rossi nell’undicesimo secolo se all’epoca fossi stato il vostro presidente, che non esiterò un solo istante a far varcare il confine danese ai nostri valorosi combattenti americani questa sera stessa, se ciò si renderà necessario per impedire che i nostri figli si trovino a dover combattere contro i discendenti di Erik il Rosso.
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Nel corso di una lunga giornata e di una lunga nottata, i nostri valorosi soldati, armati solo di fucili carichi, baionette in canna, bombolette di gas lacrimogeno e maschere antigas, hanno affrontato una folla inferocita di boy scout che ammontava a quasi diecimila persone. Avete visto, ne sono sicuro, che razza di cartelli brandivano davanti alle telecamere. Non intendo ripetervi cosa c’era scritto su quei manifesti. Basti dire che erano degni del linguaggio di Charles Curtis Flood, la cui città preferita è Copenaghen, Danimarca, la capitale pornografica del mondo. Al momento i manifesti sono nelle mani dell’FBI, i cui laboratori si stanno già dedicando alla meticolosa rilevazione delle impronte digitali in modo da individuare la correlazione tra la frase sconcia e il gruppo sanguigno del boy scout che reggeva il manifesto. In base al nostro programma di “detenzione preventiva”, saremo in grado di arrestare coloro che hanno dei gruppi sanguigni sospetti prima ancora che manifestazioni simili abbiano luogo, impedendogli così di oltraggiare il comune senso del pudore.
Come tutti voi sapete dai giornali, dei circa diecimila boy scout radunatisi a Washington durante la sommossa di due giorni, è stato necessario ucciderne solo tre al fine di ristabilire la legge e l’ordine. Il che equivale a uno scout e mezzo morto al giorno, laddove il primo giorno sono restati vivi e vegeti novemilanovecentonovantotto scout e mezzo, e il secondo giorno novemilanovecentonovantasette. Tasso di mortalità: 0,0003.
da “La nostra gang. Protagonisti Tricky e i suoi amici” di Philip Roth, Einaudi 1971. Traduzione di Norman Gobetti.








