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Solo qualche istante...

Quell'angolo di Fano (2)

Quando percorro in bici le strade della mia città, a volte ne approfitto per guardarmi attorno e  lasciarmi rapire dai ricordi; gli angoli di Fano ne sono pieni, basta solo avere sguardo attento e vivida memoria.

Nei miei primi dieci anni di vita ho abitato dentro il selciato del centro storico, in Via de’ Rusticucci, stradino fra Via Nolfi e le medioevali Mura Sangallo.

Le finestre che si affacciavano su quella stretta viuzza avevano di fronte il retro di un palazzo nobiliare mentre dal lato opposto vedevo il campanile della vicina chiesa di S. Marco; allora, come ora, sormontato non solo da una croce ma pure da una banderuola.

Una terrazza era l’unico “lusso” della mia modesta abitazione. Si insinuava fra visioni molto diverse. Da un lato sovrastava un umido e squallido cortile (di un bar), dall’altro si affacciava su un giardino “aristocratico” (dell’abitazione di un veterinario) che alti muri precludevano agli altri sguardi.

La Fano di allora, tra la fine degli anni ’50 ed il ’63, era molto diversa da quella di oggi. Nel raggio di cento metri dalla mia abitazione – in Via Nolfi e in Via Garibaldi, le vie più importanti – si trovavano tanti piccoli esercizi: l’osteria, il panettiere, l’alimentari, il ciclista, il tabaccaio, il barbiere, la latteria.

Ora, tranne il tabaccaio, quei negozi sono scomparsi. Di fronte a dove c’era la latteria ora c’è  l’ennesimo “compro oro”. Vino, latte, pane, generi alimentari ora li trovi – tutti insieme, ma lontano – al supermercato.

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Ora Via Mura Sangallo e le vie che in essa sbucano rientrano in una ZTL (zona a traffico limitato), ma a percorrerle a piedi solo rari passanti. Allora in quelle strade non passava una macchina. Era una Fano che permetteva ai bambini di giocare per strada: con le figurine, con le biglie di vetro o con gli ancora più economici tappi di bottiglia; tappi che ci procuravamo facendo il giro delle osterie del centro storico – ce ne erano tante.

Vivevo a non molta distanza dal Bastione Sangallo – che a quei tempi chiamavamo “La Polveriera” -, che chiudeva le antiche Mura Malatestiane parallele al mare sul lato orientale.

Per un certo periodo quel monumento fu precluso a noi bambini; nei locali della parte superiore abitava un custode e in basso vi era la stalla di un cavallo, chissà se era lo stesso cavallo che trasportava un’aristocratica carrozza nera che vedevo rare volte uscire da un cortile di Via de’ Rusticucci, al di là di Via Nolfi.

Un giorno quel cavallo era scappato proprio mentre mi trovavo a passare in Via Mura Sangallo. Ricordo io appiattito contro un muro mentre di fronte a me cercavano di riprendere il controllo del cavallo imbizzarrito.

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Qualche anno dopo (nei primi anni ’60), noi bambini potemmo avere libero accesso alla parte superiore della Polveriera – non più presidiata da un custode – mentre la parte in basso continuava ad esserci preclusa e veniva utilizzata come deposito per carri dell’immondizia (ce ne giungeva il tanfo).

Nella parte superiore crescevano impenetrabili macchie di rovo e alti pini, le cui radici si erano fatta strada tra i mattoni del monumento cinquecentesco.

Senza la protezione di un parapetto, ci affacciavamo sul ciglio del bastione che guardava verso Via Cavallotti e la stazione ferroviaria.

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Un giorno quel monumento divenne teatro di una battaglia. Presso le mura incontrai alcuni bambini di quelle vie, uno lo conoscevo, abitava proprio di fronte alla Polveriera. Mi dissero che stavano per arrivare “quelli” della Sassonia – il quartiere fuori delle mura posto tra gli orti e la spiaggia ghiaiosa. Fui assoldato anch’io. Non sapevo dell’esistenza di bande di bambini, ma trovai normale “difendere” quell’angolo di centro storico dagli invasori.

Dalle mura, all’altezza della fontana – che non c’è più –, vedemmo dei bambini “armati” di canne risalire il cavalcavia. Ci rifugiammo nel bastione – non per nulla Sangallo, il suo costruttore, lo aveva denominato “Baluardo”.

Quando ci raggiunsero iniziò una fitta sassaiola tra noi asserragliati e gli assedianti.

Forse anch’io scagliai qualche sasso senza badare se colpivo qualcuno. Per fortuna quei lanci furono innocui, almeno quel giorno.

Quelle mura, che nel ‘400 avevano vissuto un lungo assedio, e quel bastione, costruito per difendere la città dai pericoli che venivano dal mare e sfiorato nel 1915 dai colpi di cannone delle navi austriache, dovettero rassegnarsi a fare da scenario ad una battaglia tra bande di bambini.

 

Didascalia foto:

da 1 a 3 – Il Bastione Sangallo

 

 

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