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Solo qualche istante...

La sosta

 

 

11 settembre 2017

L’uomo raggiunge la foce del Metauro. Ci si era recato anche il giorno precedente, dopo avere visitato altri tratti della costa battuti da una pioggia intensa.

Ieri, nonostante la pioggia – era domenica -, alcuni surfisti cavalcavano i frangenti di un mare molto mosso. La barra di foce era abitata da numerosi gabbiani e da un martin pescatore che ogni tanto attraversava in volo radente quella superficie salmastra bucherellata dalle gocce di pioggia.

Come ieri, la barra di ghiaia è ininterrotta e separa completamente il fiume Metauro dall’Adriatico, ma oggi la foce è deserta, mancano sia gli umani che i gabbiani. Forse, pensa l’uomo, i gabbiani stanno cercando cibo in discarica.

Guardando meglio, scorge la sagoma di un limicolo; se ne sta su un stretto isolotto di ghiaia creato dal continuo modificarsi della barra di foce, modellata da due forze contrastanti: del fiume e del moto ondoso.

Punta il binocolo sul piccolo trampoliere; i margini chiari delle penne del dorso disegnano delle scaglie: è un combattente. La specie è così chiamata per i combattimenti e le esibizioni rituali che i maschi compiono nei territori di nidificazione, quando indossano l’abito nuziale.

Si sposta in continuazione sullo stretto isolotto rimuovendo il fango con il becco in cerca di cibo.

C’è un teso maestrale. Il vento, quando è alle spalle del limicolo, gli solleva e spettina le timoniere.

L’uomo si avvicina lentamente per osservarlo meglio e scattargli delle foto. Fa pochi passi alla volta per non metterlo in allarme.

E’ un giovane, dice tra sé e sé l’uomo guardando il petto giallo-rossiccio e le zampe giallo-verdastre – quelle degli adulti sono giallo ocra.

Il limicolo da qualche giorno si sta godendo la relativa tranquillità di quel posto. Quando aveva raggiunto per la prima volta la costa adriatica, se l’era trovata occupata da tutti quegli umani in costume.

Umani che non aveva mai visto nella zona acquitrinosa in cui era nato e vissuto; lì in gran numero c’erano solo le zanzare.

Umani stesi al sole a non fare nulla, intenti a bagnarsi nelle acque della riva, a camminare lungo la battigia. Da quei teli colorati disposti in file proveniva un brusio continuo – era il verso degli umani. Era quasi impossibile trovare un angolo libero lungo il litorale per pasturare e riposarsi.

Poi ieri il tempo era mutato, aveva piovuto intensamente. Ciò non gli aveva creato alcun disturbo; la cosa più importante è che quell’acqua caduta dal cielo aveva scacciato gli umani dal litorale. Forse ora se ne stavano dentro quelle strutture squadrate che assediano quasi tutta la linea di costa, come se dell’acqua avessero paura, eppure i giorni precedenti ne aveva visti tanti sguazzarci dentro!

Col becco dal il fango estrae vermi ed altri piccoli invertebrati. Non ha tempo per interessarsi alla sagoma dell’unico umano presente, che fa qualche passo, poi si ferma e si porta quegli strani apparecchi accanto al viso.

Si avvicina piegato, come se la sua sagoma non spiccasse ugualmente su quella distesa di ghiaia.

 

E’ un migratore a lungo raggio, dice l’uomo tra sé e sé. Sa che nidifica a nord del 50° parallelo in Olanda, Scandinavia e Russia e che sverna in Africa. I suoi luoghi di riproduzione sono i prati erbosi e la tundra artica.

Aveva letto che i combattenti non migrano tutti assieme; i primi ad iniziare il viaggio verso i quartieri di svernamento sono i maschi adulti, già dal mese di luglio, seguiti dalle femmine ed infine, a fine estate, dai giovani.

Osserva quel giovane combattente cercare cibo incessantemente; conosce il motivo di quell’iperfagia: deve “fare il pieno” per potere affrontare ciò che resta del viaggio verso l’Africa sub-sahariana.

Strano che sia solo, pensa l’uomo, è una specie gregaria.

 

Fino a pochi giorni prima il limicolo era in compagnia di altri giovani. Erano rimasti soli, gli adulti da tempo se ne erano già andati. Ora toccava a loro lasciare la distesa aperta dove erano nati. Si erano diretti verso sud. Nessuno di loro aveva mai percorso quella strada, non c’era nessun adulto ad indicargliela, eppure, senza sapere come, sembravano conoscere la direzione da seguire.

Qualche giorno fa  nell’aria fresca delle prime luci dell’alba il branco era già in volo; quando videro uno specchio d’acqua poco discosto dalla linea di costa ci si buttarono ma ancor prima di posarsi vennero accolti da forti colpi. Nessuno di loro aveva mai sentito nulla di simile, lo spavento fu enorme; volarono via in ogni direzione più velocemente che poterono senza pensare ad altro. Lui volò a lungo, solo quando fu molto lontano da dove erano esplosi quei colpi si rese conto di essere solo; aveva perso i compagni di viaggio.

 

Piegato in avanti, l’uomo si allontana dal bordo dello specchio dell’acqua salmastra, contento di non avere disturbato il piccolo trampoliere; decide di visitare il tratto di spiaggia a sud della foce che costeggia un camping.

Anche quella spiaggia è deserta; mentre la percorre nota i pochi camperisti rimasti alle prese con lavori di manutenzione delle loro roulotte; qualcuno con la spugna in mano dialoga con il vicino.

Un mare verde spicca contro un orizzonte bluastro.

La risacca ha creato una linea di conchiglie di cozze che scricchiolano al suo passaggio. Quella linea nera è ondulata, segue la conformazione della battigia. I frangenti con quelle conchiglie nere sembrano avere disegnato un’isoipsa, gli viene da pensare.

Torna alla foce con il maestrale in faccia che gli fischia nelle orecchie. Cerca la sagoma del combattente dove l’aveva vista prima, ma ora l’isolotto è deserto. Scorge il limicolo davanti a lui, a pochi metri dai suoi piedi.

Torna sui suoi passi per non spaventarlo. Quando è abbastanza distante, gli punta il binocolo. Attraverso le lenti lo vede con la testa piegata all’indietro, il becco nascosto tra le piume, gli occhi chiusi. Dopo essersi rifocillato, sta riposando.

Vede un uomo proveniente dalla riva opposta percorrere la barra di foce e fermarsi a rimirare il mare proprio quando è all’altezza del limicolo; l’uomo dalla parte del mare, il combattente dalla parte dello specchio d’acqua salmastra; a separarli solo una cresta di ghiaia.

 

Un altro scocciatore! Il limicolo si accorge di quella sagoma vicina, ma non si allontana – la parte del viaggio che lo aspetta richiede molta energia, non vuole sprecarla inutilmente. Resta fermo in allarme finché quella sagoma incombente riprende a camminare e si allontana. Ora può tornare a riposare.

 

 

Didascalie foto:

1 – Il litorale di Fano sotto la pioggia, 10 settembre 2017

2 e 3 – Combattente alla foce del Metauro

4 – Il combattente riposa sulla barra di foce

5 – Il combattente (sulla sinistra in basso) in allarme per la presenza umana

 

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