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Solo qualche istante...

Giovanni Bellantuono espone a Pistoia

 

…senza macula d’errore…

Se volete farvi un’idea del lavoro di Giovanni Bellantuono, pensate prima al Romanticismo tedesco, allo Sturm und drang, a quell’impeto, a quella tempesta che si scatenava nell’animo umano e immaginate tutto l’opposto. Giovanni non è certo un viscerale e la visione del mondo, che è diventata il paradigma del suo lavoro, fonda le radici da tutt’altra parte: nel suggestivo mondo della geometria descrittiva.  Quindi meglio la ragione cartesiana oppure la filosofia di Kant, al posto dell’etica romantica. E’ il rigore della ragione a trionfare, rigore che si manifesta in forme analogiche, ricche ed effervescenti nel loro assumersi la responsabilità di essere prima di tutto un’espressione tecnica. Una tecnica che non è arida e allergica bensì uno strumento d’indagine, l’itinerario spigoloso e incisivo di un percorso sicuro e risolutivo. Percorso condotto con materiali originali, colorati e insoliti, prelevati dai luoghi più vari e impensabili, per poi essere assemblati assieme dall’artista con la perizia di un orafo. Una complementarietà integra e asciutta dove la poesia si manifesta fra gli oggetti scelti per comporre l’opera e c si esplicita in un pensiero di ascendenza tipicamente scientifica, la cui ragion d’essere è nel diagramma e nella trigonometria, più che nell’istinto e nel segno libero. Ed ecco che qualche cosa di sulfureo si diffonde da alcune opere, caratterizzate da un fondo giallo-rosso assai coinvolgente. D’altronde la geometria, …senza macula d’errore…, resta sempre  la protagonista nell’opera di Giovanni Bellantuono, il quale sembra evocare la stessa cosmogonia che, nel mio pensiero ancora soggetto al fascino dell’antichità, si accompagna implicitamente ai miti del cielo. Inizialmente nelle opere entravano prevalentemente piccole figure geometriche in campo aperto, quasi timorose di mostrarsi, segno di una certa nostalgia verso il mondo privilegiato sui banchi di scuola, fatto di iperboli, di parabole e incredibili circonvoluzioni prospettiche di un soggetto lanciato nello spazio. Ma era nostalgia o nasceva un genere nuovo? Che pena quando spariva dalla lavagna, con un colpo di cimosa, un ammasso di linee tracciate in fretta con estrema sicurezza e abilità. Era come disperdere un accumulo di energia che lasciava noi studenti, tutti tranne Giovanni, orfani e smarriti di fronte  al nero vuoto della lavagna. Indubbiamente il germe del futuro lavoro di Giovanni è nato lì, nella grande aula di geometria descrittiva dell’Istituto Statale d’Arte di Firenze, che abbiamo frequentato assieme, per poi crescere in segreto e materializzarsi in opere sempre più complesse e articolate. Giovanni ha guardato con particolare interesse all’arte contemporanea specialmente agli autori della sua regione, le Marche, e soprattutto all’opera di Walter Valentini. D’altronde per sua natura, non può considerarsi allievo di nessuno come confermano i lavori degli ultimi anni. Opere innovative, scaturite dalla fantasia di un artista esigente, mai soddisfatto di sé, sempre alla ricerca di nuovi materiali che, andando a visitare il suo studio inondato di luce, colpiscono la nostra curiosità per la singolarità e la quantità inimmaginabile. Materiale al quale l’artista attinge scrupolosamente selezionando e diversificando, come conviene ad un alchimista che non può permettersi il privilegio del dubbio.

 

Paolo Tesi

Una raffinata armonia

Le opere di Giovanni Bellantuono rappresentano un affascinante connubio tra l’appassionato e continuo sperimentalismo dell’artista, frutto della sua formazione professionale e la storia culturale ed artistica radicata nella tradizione marchigiana che ha inevitabilmente influenzato i suoi lavori.

Osservando le opere di Bellantuono si assiste al trionfo di ordine geometrico, un ordine veicolato in particolare dal rigore della proporzione e dall’equilibrio delle forme. È dunque la Geometria l’assoluta protagonista, che non solo costituisce la “struttura portante” delle sue creazioni, ma si eleva piuttosto ad un linguaggio dell’Arte, un linguaggio perfettamente costruito e progettato. Immediati sono i richiami all’umanesimo matematico sviluppatosi nel clima artistico e culturale urbinate: ad Urbino soggiornarono infatti alcuni dei più celebri interpreti del Rinascimento quali Piero della Francesca e Leon Battista Alberti, artisti che promossero un purismo geometrico fondato sulla ricerca dell’assolutezza formale e costruzioni prospettiche rigorose, i cui echi è possibile percepire nelle atmosfere create da Bellantuono.

Nei suoi lavori si avverte una raffinata armonia tra le parti memore della “concinnitas” albertiana, individuabile non solo nell’intreccio di rette e curve animato dalla calcolata disposizione di perline, ma anche nel sapiente uso del colore e di elementi polimaterici. L’equilibrio della composizione si apre poi ad un ricercato gioco di richiami simbolici volti ad evidenziare il valore della Storia come magistra vitae, una Storia che insegna, ci definisce ed identifca.

Francesca Alessandri

 

 

Armonia del Segno

2 febbraio 2018 – 8 aprile 2018

Sala espositiva Museo Marino Marini

Corso Silvano Fedi, 30 – Pistoia

Responsabile del progetto: Maria Teresa Tosi

Coordinamento e segreteria organizzativa: Ambra Tuci e Francesco Burchielli

Progetto grafico e impaginazione: Francesco Burchielli

Comunicazione: Cinzia Dugo, Rebecca Polidori

Museo Marino Marini – Palazzo del Tau Corso Silvano Fedi, 30  51100 – Pistoia

Info        tel: 0573 30285

mail: [email protected]              web: www.fondazionemarinomarini.it

               Orario: lunedì chiuso

dal martedì al sabato 11.00-18.00                 domenica 14.30 – 19.30

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