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Solo qualche istante...

Pensierino primaverile

Dice Brecht: poeti e filosofi cinesi avevano cura di andare in esilio, così come i nostri di venire accolti nell’Accademia. Nei dialoghi di profughi dice: la migliore scuola di dialettica è l’emigrazione. I dialettici più acuti sono i fuoriusciti. Ne sapeva qualcosa, ovviamente.

Comunque si può essere esiliati restando nel proprio paese, cioè sentirsi esiliati vivendo nel territorio dove uno è nato e vive. Il 37% dei giovani vorrebbe andarsene dal paese che detiene più del 60% del patrimonio culturale dell’umanità. Molti devono proprio andarsene. Forse questo dato statistico rende l’idea del senso di esilio. E purtroppo non so se l’emigrazione sia oggi un’ottima scuola dialettica.

Del resto, in patria non si entra per meriti nei posti più importanti, intesi come luoghi dove le élite possono esprimersi e dare il proprio contributo culturale e sociale. Gli esempi più evidenti non sono soltanto nella politica, nell’amministrazione pubblica, nell’economia (dove nemmeno riescono a balbettare una descrizione plausibile della realtà), ma anche nella cultura, e nella letteratura.

L’abitudine al falso, indossare l’abito ruvido delle menzogne, non dispiace, anzi spararle grosse è persino divertente, fa bene al fisico e al morale, tanto ormai … forse sarebbe meglio concentrarsi sugli esempi positivi, che pure esistono, quasi sempre ai margini …

[l’immagine è stata scelta dalle sequenze di Via della Croce di Tullio Ghiandoni]

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