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Solo qualche istante...

Il maestrino Baricco e le scoperte di Nucci Cima

Selezione del Reader’s Digest, si parva licet, aveva una rubrica dal titolo “Le scoperte di Nucci Cima”. Ricordo che mio padre si divertiva da matti a prendere in giro quei consigli, gli apparivano talmente banali che ogni volta che doveva sottolineare un’ovvietà o una castroneria diceva: “è una scoperta di Nucci Cima”. Inoltre Selezione del Reader’s Digest proponeva in ogni fascicolo il riassunto di un libro, del quale riusciva a salvare persino qualche dialogo o qualche brano originale. Più che falsificazione era un tentativo maldestro di divulgazione.

Certo che tentare di salvare l’editoria contemporanea non è un’impresa da poco (visto dove è andata a cacciarsi, scavandosi la tomba con le proprie mani), anzi direi che è un’impresa titanica, quindi alla portata di Alessandro Baricco, il maestrino della divulgazione esperto nelle scoperte dell’acqua calda e nello sfondamento delle porte aperte. Sa anche pettinare le bambole, and so on. Con la sua riccioluta teatralità è perfetto per la televisione, ma evidentemente non lo fanno più entrare, forse per eccesso di intelligenza. E così fa le sue apparizioni sui giornali, che gli dedicano spazi adeguati al culto. Presenta Faulkner con queste parole: “E poi perchè lavorava con una strana lingua, tutta sua, fatta di pietra. Anche quando le sue frasi sono rotonde, sanno di fatica e di percussione: hanno spigoli perfino quando sono lisce. Sembrano sempre il frutto di una violenza”. La sua vittima sacrificale è il lettore ingenuo, quello che si beve questi sorsini di acqua del rubinetto credendo di degustare un Brunello di Montalcino. Lasciando i suoi libri ai lettori che se li sono meritati, credo che due parole sulla funzione critica svolta oggi sui giornali bisognerebbe dirla, ma si fa fatica ad essere equilibrati.

Mi sono ricordato un brano di Philip Roth che forse – pur non essendo equilibrato – credo che possa fare intuire  il grado Richter di insopportazione verso i venditori di fumo e altre sostanze dannose e volatili.

“Se io avessi un po’ del potere di Stalin, non lo sprecherei nel mettere il bavaglio agli scrittori dotati di fantasia. Imbavaglierei quelli che scrivono sugli scrittori dotati di fantasia. Vieterei ogni pubblica discussione di letteratura su giornali, periodici e riviste accademiche. Vieterei ogni lezione di letteratura in ogni scuola elementare, superiore, college e università del paese. Dichiarerei illegali i gruppi di lettura e le chat sui libri di Internet, e metterei dei poliziotti nelle librerie per essere sicuri che nessun commesso parlasse mai di un libro a un cliente, e che i clienti non si azzardassero a parlare tra loro. Lascerei il lettore solo con i libri, a vedersela con loro. Farei questo per tutti i secoli che sarebbero necessari per disintossicare la società dalle vostre velenose assurdità”.

Detto e sottoscritto, per quanto c’è di carnevalesco e rigenerativo nell’affermazione del quasi sempre straordinario Philip Roth, continuiamo i nostri viaggi in filobus, alla ricerca di una polis.

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