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Solo qualche istante...

Sui resti dell’eremo 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

31 luglio 2017

Lascio l’auto sulla strada provinciale che risale il Monte Petrano ed imbocco la carrareccia chiusa da una sbarra di ferro che attraversa un bosco del demanio forestale.

Nella sella tra Monte Venande e Serra Ventosa la carrareccia incrocia l’unico sentiero segnato presente nella zona; è quello che da Cagli conduce al pianoro sommitale del Petrano.

Dove i raggi solari raggiungono il bordo della carrareccia stazionano diverse farfalle.

Oltre alle tante specie diurne, noto una falena con le ali distese posata su un fiore. Si tratta di un geometride, Gnophos furvata.

Mi avvicino per fotografarla. Non vola via. Scopro l’arcano. La falena è stata catturata da un ragno-granchio dei fiori Misumena vatia che ne sta succhiando gli umori.

Per fotografare il ragno seminascosto piego lo stelo del fiore – quel ragno verdognolo ha lo stesso colore dello stelo. Il ragno molla la presa e la falena cade al suolo come una foglia secca – ne ha anche il colore.

Atterra accanto ai resti di altre farfalle; chissà da quanto tempo quel ragno ha scelto per i suoi agguati quel fiore che svetta sugli altri.

Ma non sono qui per farfalle e ragni. Sono diretto a Cà S. Bartolo.

Uno squarcio nella cortina degli alberi consente la visione della Valle del Burano e del profilo dei monti al di là della valle: Monte Campifobio, la Morcia e la vetta dell’Acuto. Quando ormai mancano pochi minuti di cammino, un altro squarcio mi permette di vedere, immerso nel bosco, l’edificio che sto cercando.

Quel casolare di pietra, lontano da centri abitati e da vie di comunicazioni, è sorto sui resti dell’antico eremo di S. Bartolo del Monte. L’ho trovato scritto in “Eremi e cenobi del Catria” di Luigi Michelini Tocci: “… nei muri della casa colonica costruita coi materiali del cenobio andato in rovina, si riconoscono agevolmente conci del secolo XIII, mentre nel terreno tutto intorno alla casa e alla vicina fonte si possono osservare, coperti dalla cotica erbosa e dalla vegetazione, segni degli antichi muri”.

Un tempo sul lato opposto della Valle del Burano, in una sella sotto il Monte Campifobio, esisteva un altro eremo risalente allo stesso periodo, S. Salvatore della Foce.

Avevo letto di questi due eremi, uno dirimpetto all’altro, divisi dalla valle in fondo alla quale scorre il Burano (e pure di un terzo: quello di S.Nicolò di Bosso) in “Monumenti dello Stato pontificio e relazione topografica di ogni paese” di Giuseppe Marocco (Roma, Tipografia Boulzaler, 1836): “San Romualdo institutore de Camaldoli lasciati gli agi mondani alcune celle, ed eremitori eresse alle pendici di Monte Petrano, e precisamente alle falde dello stesso monte verso ponente un eremitorio alzò chiamato di s. Nicolò di Bosso, l’altro alla costa di oriente detto di s. Bartolo, ed un terzo nella pendice del monte di acquaviva [oggi il monte è denominato Campifobio] chiamato col nome di s. Salvatore”.

 

Ancor prima aveva scritto di questi eremi, già ridotti in rovina, Francesco Bricchi in “Delli annali della città di Cagli” (Urbino, 1641): “S.Romoualdo specchio di penitenza, e ritratto di santità. Questi era nato da nobil stirpe nella città di Ravenna; haveva lasciato le false ricchezze e gl’apparenti honori mondiali per darsi ed unirsi con stretti abbracciamenti con Dio, in questa Vita fugace; e per ciò più quietamente, e con maggior securezza godere, ritirossi prima tra le strette Foci di Cagli sovra Campo Ventoso al luogo di San Salvatore; secondariamente tra le pendici di Monte Petrano, altrimente de Cavalli; ultimamente à S. Nicolò di Bosso, col fondare in tutti i luoghi […], Oratorii, e Celle, si come la tradizione riferisce, e gl’avanzi de muri comprobano, presso San Salvatore già detto; San Bartolo del Monte; e San Nicolò di Bosso … tra le radici del Monte Petrano.”

Raggiungo la casa. Su una parete vi sono ancora gli anelli di ferro che servivano per “parcheggiare” muli ed altri animali da soma.

Nessuno ci abita più da tempo ma la casa non è ridotta a rudere. Approfittando dell’abbandono, un melo cresce a ridosso di un muro esterno.

In “Eremi e cenobi del Catria” questo edificio compare in una foto in bianco e nero scattata dall’Autore.

Il libro venne pubblicato nel 1972 ma probabilmente Michelini Tocci scattò la foto in anni (se non decenni) precedenti; la foto potrebbe addirittura risalire al suo periodo giovanile (Luigi Michelini Tocci nacque nel 1910). In “Ricordo di Luigi Michelini Tocci, umanista, letterato” scrisse di lui la figlia Erminia: “egli crebbe un po’ appartato, modesto e schivo, rifugiandosi sempre di più nei suoi interessi umanistici, storici e artistici, che comparvero in lui fin da giovanissimo, e nella grande amicizia coi suoi cugini Mochi: Max, Manuzio, Sandrino, Onesto e Umberto coi quali, come raccontava, faceva delle bellissime passeggiate sui monti circostanti Cagli: il Petrano, il Nerone, l’Acuto e il Catria, dove aveva imparato ad apprezzare la bellezza, la natura, il fascino del silenzio.”

Guardando la foto, avevo notato tra i due ingressi della casa (uno ad arco e l’altro di forma quadrata) una macchia scura; controllando con una lente, tra grana ed immaginazione, in quella macchia mi era sembrato di vedere una figura femminile leggermente piegata.

Ora che ho raggiunto la casa noto che proprio lì, tra i due ingressi c’è un piccolo lavatoio; era piegata su di esso la figura femminile!

Cerco di scattare una foto alla casa dalla stessa posizione da cui l’aveva fotografata Michelini Tocci, ma qualcosa è cambiato.

In quella fotografia dietro alla casa si stagliavano i rilievi al di là della valle del Burano; infatti l’Autore aveva scritto: “Il luogo è qui aperto ed alpestre”.

Nelle mie foto quei rilievi non ci sono; sono mascherati dalle chiome di alberi, per lo più conifere (frutto di rimboschimenti), i cui tronchi hanno impiegato diversi decenni per raggiungere l’attuale diametro – qual è la loro l’età? 50 anni?

Le pietre con cui è costruito l’edificio da tempo immemore vegliano sulla valle del Burano. Non è così per gli alberi che crescono a ridosso alla casa. Il “luogo aperto e alpestre” è stato divorato dal bosco.

 

Didascalie fotografare

1 – Falena Gnophos furvata. predata da un ragno-granchio dei fiori Misumena vatia

2 – M. Campifobio e gli altri rilievi al di là della Valle del Burano

3 – Cà S. Bartolo immersa nei boschi delle pendici del Petrano

4 – Cà S. Bartolo fotografata da Luigi Michelini Tocci; in “Eremi e cenobi del Catria”, Cassa di Risparmio di Pesaro (ed.)

5 e 6 – Cà S. Bartolo oggi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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