CHIUDI

Solo qualche istante...

Spiaggia rovente

Fine luglio 2017.

Io e mia moglie stavamo tornando dalla passeggiata sulla spiaggia. Le facevamo all’alba, si concludevano con il sole ancora basso, prima dell’arrivo del caldo.

Quel giorno era toccato alla spiaggia di Sottomonte (di Pesaro). Stavamo tornando a Fossosejore, dove avevamo parcheggiato l’auto.

Mia moglie era già sulla pista ciclabile mentre io, distratto dagli organismi spiaggiati, mi ero attardato sulla battigia.

Ora la stavo raggiungendo tagliando la spiaggia diagonalmente. Lì, all’altezza dei due campeggi, posti al di là della pista ciclabile, la spiaggia è molto larga, diverse decine di metri.

Sulla sabbia sciolta lontano dalla battigia mi imbattei in un granchio, un granchio corridore, o meglio nelle sue spoglie.

Le tracce del suo camminare sulla sabbia non provenivano dalla battigia ma dalla direzione opposta. Ancora ben visibili, dimostravano che il granchio era giunto lì (a morire) da non molto tempo.

Seguii le sue impronte; portavano al bordo della pista ciclabile.

 

Tardo pomeriggio del giorno precedente.

Erano ore che giocava in acqua. Il mare era una tavola, il fondale basso. Con retino e secchiello, insieme ad altri bambini che come lui trascorrevano le vacanze nel campeggio, si era portato fino alla scogliera frangiflutti.

Ad un certo punto aveva sentito urlare il suo nome. Era da un po’ che suo padre lo stava chiamando dalla riva.

Quando vide che il figlio stava obbedendo ai suoi richiami, il padre si diresse verso il campeggio, posto al di là della pista ciclabile.

Il bimbo lo raggiunse proprio quando stava varcando il piccolo cancello che conduceva al loro bungalow.

Suo padre lo fermò sulla soglia.

«Cosa hai nel secchiello?»

«Un granchio» rispose il bambino.

Quel granchio era il frutto di una lunga caccia sulla scogliera. Dopo tanti tentativi andati a vuoto, era riuscito a catturarne uno che stava pasturando su uno scoglio a fior d’acqua.

Seppure quasi inesistente, il minuscolo moto ondoso era sufficiente a coprire ritmicamente quella superficie quasi orizzontale. Il granchio non si scomponeva a quel fluire, anzi con l’acqua giungevano appetitosi detriti organici, che raccoglieva con le chele.

Non si accorse del retino alle sue spalle che calò su di lui.

Il bambino rovesciò la sua preda direttamente nel secchiello, poi aggiunse alcune alghe, sia verdi che rosse; gli sembrò così di avere ricostruito in piccolo un mondo subacqueo. Seduto sugli scogli, stette a lungo ad osservare e a mostrare orgoglioso ai suoi compagni quel granchio dal carapace viola.

«Non è che hai intenzione di portarlo dentro? Non ti ricordi di quando hai appestato il bungalow?»

Il padre si riferiva ad un episodio accaduto l’estate precedente – la famiglia da anni trascorre le vacanze in quel campeggio -; il bambino aveva raccolto delle conchiglie sulla battigia per poi dimenticarle in un angolo del bungalow. Le conchiglie contenevano ancora i corpi dei molluschi. Dopo qualche giorno si cominciò a sentire un cattivo odore, dapprima appena percepibile ma che non tardò ad impregnare la piccola casetta in legno. Usando l’olfatto, non fu difficile per i genitori risalire all’origine del cattivo odore, che perdurò per giorni anche dopo averne eliminato la sorgente.

L’uomo sfilò il secchiello dalla mano del figlio, si portò sull’altro lato della pista ciclabile e ne capovolse il contenuto.

Il bambino guardò il suo mondo sommerso in miniatura trasformarsi in una macchia scura sulla  sabbia. Stava per iniziare a lamentarsi, a reagire a quel gesto del padre, quando sentì la voce della madre. Lei si era sporta fuori dalla casetta ed aveva assistito alla scena.

«Presto, vai a fare la doccia, sto preparando una cena da leccarsi i baffi». Dietro quella frase c’era tutta la sua esperienza di madre.

Il bambino si rese conto in quel momento di avere fame; era da molte ore che non metteva qualcosa sotto i denti e, correndo sull’acqua e saltando sugli scogli, ne aveva sprecata di energia. Dimenticò il frutto delle sue fatiche trasformato in una macchia sulla sabbia e corse dentro.

Dall’ampia lamina di lattuga di mare sgusciò fuori il granchio. Il suo regno era la fascia di marea: acqua e rocce. Era in grado di stare a lungo in apnea, ma lo faceva nelle ore più fresche per andare in cerca di cibo sugli scogli umidi; se compariva una sagoma umana o c’era qualche altro pericolo era pronto a rifugiarsi in qualche anfratto sott’acqua.

La cattura, anche se traumatica, lo aveva lasciato nel suo mezzo; ora invece si trovava sulla sabbia rovente, lontano dall’acqua.

Anche senza vederlo, si diresse verso il mare.

Era abituato al sole a picco dell’estate, ma rinfrescato dal pulsare del moto ondoso che ritmicamente ricopriva il suo esoscheletro. Ora invece il sole e la sabbia rovente riscaldavano sempre di più il suo corpo.

All’inizio si mosse velocemente sulla sabbia – non a caso è chiamato Granchio corridore -, poi il suo procedere divenne sempre più lento.

Le piccole irregolarità della spiaggia ben presto divennero alte dune. Quelle poche decine di metri di spiaggia, un deserto da attraversare, ad ogni passo sempre più smisurato.

Desiderava trovarsi in acqua, questo era l’unico pensiero che il suo sistema nervoso fosse in grado di formulare. Quando la temperatura all’interno dell’esoscheletro divenne insostenibile, si fermò. Era ancora lì al calare del sole, quando la sabbia cessò di essere arroventata.

Dopo la doccia si erano vestiti – nel campeggio la famiglia trascorreva quasi tutta la giornata in costume; si vestivano solo all’ora di cena – e si erano seduti a tavola.

La televisione stava trasmettendo il telegiornale, ma solo gli occhi del padre fissavano lo schermo; la madre era impegnata a cucinare e servire, il bambino concentrato sul piatto.

Pertanto solo il padre fece attenzione al servizio giornalistico – compariva ogni anno alla vigilia dell’esodo estivo -, quello sull’abbandono degli animali.

«Che insensibilità!» fu il commento del padre, prima di infilare in bocca una forchettata di spaghetti.

 

Didascalia foto:

Granchio corridore Pachygrapsus marmoratus nella fascia di marea

Iscriviti all newsletter

Iscriviti per ricevere aggiornamenti, novita' e iniziative direttamente nella tua casella di posta.

Lascia un commento