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Solo qualche istante...

San Silvestro

31 dicembre 2017

Pensava che fosse una giornata come le altre. Aveva fatto le solite cose. Durante il giorno si era  radunato con gli altri sui tetti dei palazzi più alti e delle chiese del centro storico; lì su quei tetti c’era un continuo viavai.

Non erano aggressivi nel contendersi il cibo, ma certamente se uno lo adocchiava non è che si mettesse ad avvisare i compagni, semplicemente si tenevano d’occhio a vicenda. Erano i loro spostamenti ad avvisare gli altri del cibo a disposizione.

Ad esempio quel giorno lo aveva trovato vicino ad una scuola; da una parte l’edificio scolastico si affaccia sulla strada statale piena di traffico, ma dall’altra parte c’è un giardino tranquillo. Lui dall’alto, dal cornicione della caserma, era stato il primo a vedere una signora spargere una “montagna” di molliche in un angolo del giardino. In un attimo ci si era piombato sopra. Quel ben di Dio era tutto per lui. Gli unici commensali erano dei passeri timorosi che scappavano via ad ogni suo movimento; si limitavano a portare via in volo qualche mollica. Ma nel giro di un minuto si era trovato a condividere il pasto con tanti altri piccioni che avevano spiato le sue mosse.

Loro, i piccioni torraioli, da diversi giorni non potevano più contare su un’altra scuola posta all’interno del centro storico. Si radunavano sui tetti e sul terrazzo durante l’intervallo, poi, quando suonava di nuovo la campanella, in breve tempo il cortile si svuotava di quei ragazzi sempre in movimento con la merenda in mano e loro si buttavano a capofitto sull’asfalto ricco di briciole. I più coraggiosi (o affamati) scendevano nel cortile anche quando c’erano i ragazzi, ma lo facevano a loro rischio e pericolo.

Ma, come ho detto, da un po’ di giorni era inutile aspettare su quei tetti e terrazzo, continuava a suonare la campanella ma quel cortile restava deserto – maledette vacanze!

Quel mattino aveva comunque trovato un po’ di cibo girovagando nella piazza delle Erbe. Nonostante il mercato fosse affollato, lui e qualche altro erano riusciti a raccattare qualcosa muovendosi in quella selva di gambe. La loro presenza era così abituale da essere diventati invisibili agli occhi degli umani; comunque se l’affollamento diventava eccessivo c’era sempre la possibilità di ripararsi sotto le bancarelle dei fruttivendoli.

Nella tarda mattinata sulle mura del Bastione Sangallo aveva trovato pure il tempo per accoppiarsi. Trovare tempo, si fa per dire, la copula dura un istante; il tempo serve più che altro per il corteggiamento.

Al pomeriggio aveva cercato cibo in altre parti della città; ad esempio nel passaggio pedonale in cima al cavalcavia che conduce al mare. Lì, spesso, una persona seduta a terra, sempre la stessa, chiede l’elemosina. Ma non si limita a riceverla; a sua volta fa la carità: mette a disposizione dei piccioni una manciata di chicchi di riso. Lo aveva atteso a lungo su un lampione, poi, quando l’uomo era arrivato e quei chicchi erano stati sparsi accanto a lui, non era stato l’unico a beneficiarne, dal nulla erano spuntati altri piccioni.

Alla fine della giornata, come ogni sera, si era portato nel suo dormitorio preferito, in una delle fessure poste sulle alte pareti di quel vicolo, uno dei più stretti della città, tra un palazzo nobiliare e la chiesa che ospita le tombe malatestiane ma che da molti decenni è priva di tetto.

Come ogni sera, si accingeva a trascorrere la notte cullato da un rassicurante tubare. Ma c’era nell’aria qualcosa di diverso; erano molti gli umani che, anziché chiudersi dentro le proprie case  – come facevano di solito in questa stagione -, affollavano di notte il centro storico. Dalla vicina piazza giungevano ininterrottamente la musica e, in sottofondo, un indistinto brusio.

Poi, di colpo, quel brusio si trasformò in urla a cui seguirono delle forti detonazioni che li fecero scappare via dai loro rifugi.

Impauriti, cominciarono a volare sopra i tetti nel freddo pungente. A terra c’era tanta gente che urlava e si abbracciava, ma anche in cielo non c’era tranquillità, intorno a loro tante esplosioni luminose.

Luci, rumori assordanti, spostamenti d’aria; non potevano restare lì, si diressero verso la periferia, ma anche da lì salivano in cielo quei corpi luminosi, la cui ascesa si concludeva con terribili scoppi.

Volarono sempre più distante dal centro, sempre più in alto, sempre più impauriti.

Era un volo nel buio, alla cieca, non erano abituati al volo notturno.

Tante altre volte, di giorno, in volo aveva rasentato quel traliccio. Quei cavi elettrici proprio non lì vide; ci urtò violentemente.

 

Mattina del 1 gennaio 2018

La mattina del primo dell’anno passando di fronte al giardino di Casa Archilei, ho notato qualcosa appeso ai rami dell’alta siepe. A penzolare dai rami spogli, il corpo inanimato di un  piccione. Si trovava quasi esattamente sotto i cavi elettrici che uniscono gli alti tralicci di questa zona periferica della città.

Questa volta era toccato ad un piccione. Ricordo che la mattina del primo gennaio dello scorso anno, sempre lì di fronte al giardino di Casa Archilei, sotto quei cavi elettrici, giacevano a terra i corpi inanimati di alcuni storni.

 

Didascalie foto:

1 – Piccione torraiolo, centro storico di Fano

2 e 3 – Piccione rinvenuto morto sotto i cavi elettrici

                 

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