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Solo qualche istante...

Qualcosa d’inaspettato

 

 

 

30 novembre 2017

Le cannucce di palude dello stagno e gli alberi che crescono intorno allo specchio d’acqua mi vedono giungere ancora una volta.

Quando tanti anni fa – nel 1980 – iniziai ad aggirarmi con binocolo e macchina fotografica sul ciglio di quella che allora era solo una cava allagata in disuso, ero un naturalista ventisettenne.

Intorno allo specchio d’acqua non c’era il bosco ma campi coltivati.

Nei giorni di chiusura della caccia entravo nel capanno di Tonino per osservare la fauna acquatica dello stagno.

Poi uscì un bando statale che forniva fondi alle associazioni ambientaliste per acquisire aree d’importanza naturalistica. Prendemmo la palla al balzo e nel 1991 quello specchio d’acqua venne  acquistato e trasformato in un laboratorio all’aperto di ecologia.

Intorno alla ex cava furono piantati giovani alberi. Le forme delle sponde vennero modellate. Si costruì un centro visite e l’area venne recintata.

La provincia accolse la nostra proposta di creare un’oasi per la protezione della fauna che comprendeva lo stagno ed un tratto di riva fluviale.

Al posto del capanno da caccia di Tonino, vennero costruiti degli osservatori ornitologici sulle sponde e al margine del bosco che nel frattempo era cresciuto.

Le cannucce di palude e gli alberi circostanti, di tanto in tanto, mi “vedevano” con la schiena piegata entrare furtivamente in quei capanni e vedevano il mio binocolo lentamente farsi strada tra le tendine delle finestre.

Lo stagno e il bosco circostante rispondevano alla mia presenza affezionata offrendomi ogni volta qualcosa d’interessante da osservare. Uccelli posati in acqua, o che sgusciavano fuori dal canneto, rapaci che si posavano sugli alberi che circondavano lo stagno.

Eppure la parte visibile era niente in confronto a ciò che si nascondeva dietro alle cortine di alberi e di cannucce. Dietro a quelle piante, dove lo sguardo non arrivava, vivevano tanti altri animali, ognuno con i suoi colori, ognuno con le sue abitudini.

Lentamente sono passati gli anni.

Ora cannucce ed alberi “vedono” giungere di quando in quando un uomo attempato a cui è sempre più difficile offrire qualcosa di speciale.

Le folaghe, le gallinelle d’acqua ed i tuffetti ormai li vedo ogni volta da 37 anni. 

Altre presenze faunistiche le osservo con regolarità da stagioni remote.

I beccaccini e le alzavole arrivano all’inizio di ogni autunno.

Le marzaiole sul finire dell’inverno.

Ogni primavera il canneto è frequentato da cannaiole e cannareccioni mentre nel bosco echeggia il verso del Cuculo.

I gruccioni in estate colorano i rami dei salici.

Stagno e bosco si sforzano ogni volta di trovare qualcosa capace di sorprendermi; un tarabuso che si mimetizza contro il canneto, un capriolo che attraversa di corsa il sentiero. Ma non sempre le cannucce e gli alberi riescono nell’impresa. A volte mi siedo nella panca del capanno, con il binocolo scruto l’esterno ma non c’è nulla di inaspettato e nel capanno domina la noia.

Oggi dal capanno sullo stagno seguo dei marangoni minori. Li vedo dapprima in acqua a pescare e poi “stendere” il piumaggio ad asciugare al sole.

Un tempo erano rarissimi in tutta Italia; ricordo la sorpresa quando agli inizi degli anni ‘80 ne vidi uno per la prima volta nella palude ravennate di Punta Alberete. Ma negli ultimi inverni sono diventati una presenza costante dello stagno e non mi stupiscono più.

Mi sposto nell’osservatorio al margine del bosco. Le mangiatoie che sono state installate ospitano  “normali” cinciallegre e cinciarelle. Anche qui sembra uno dei giorni in cui il luogo non ha nulla di particolare da offrirmi.

Ma il bosco gioca le sue carte; spuntano in sequenza  un pettirosso, una passera scopaiola ed uno scricciolo; beh, sono delle presenze costanti nella cattiva stagione.

C’è un passaparola tra le piante, si consultano. Nella mangiatoia giunge un picchio muratore; mi è rimasto impresso quando negli anni ‘80 vidi per la prima volta i picchi muratori arrampicarsi sui faggi vetusti della Foresta Umbra, ma ormai il picchio muratore in inverno è diventato un ospite regolare di queste mangiatoie e vederlo non è più un fatto raro.

Gli alberi del bosco chiedono aiuto alle cannucce dello stagno. Giunge allora una gallinella d’acqua, sale sui rami, fino a quello a cui è appesa una mangiatoia pensile che contiene dei cachi; ma dal ramo è scomodo mangiare la polpa zuccherina di quei frutti arancioni; allora compie un largo giro tra le chiome degli alberi che lo porta a raggiungere il tetto di un’altra mangiatoia, da lì allungando il collo potrà mangiare comodamente quei cachi. Beh, la scena è curiosa, quasi buffa, visto che la Gallinella d’acqua è adatta a muoversi nel fango dell’acquitrino e nelle acque dello stagno e non nelle chiome degli alberi, ma non è poi così eccezionale, negli inverni scorsi avevo osservato gallinelle d’acqua salire direttamente sull’albero di cachi, posto lì vicino.

Le piante del bosco non si perdono d’animo, si consultano ancora, non vogliono deludermi,  vogliono mandarmi qualcosa di inaspettato.

Mentre dalla finestrella sto guardando i frequentatori della mangiatoia, con la coda dell’occhio vedo del nero, del bianco e del rosso. E’ un picchio rosso; su e giù, esplora la corteccia del tronco vicino.

Controllo la disposizione di quei colori, del rosso in particolare. Sono rossi la nuca ed il sottocoda: è un maschio di Picchio rosso maggiore.

Altre volte ho sentito il suo tambureggiare o l’ho intravisto sui pioppi del vicino Metauro, ma mai ho potuto osservarlo da vicino così a lungo.

 

Didascalie foto:

1 e 2 – Marangoni minori

3 e 4 – Gallinella d’acqua

5 – Maschio di Picchio rosso maggiore

 

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