CHIUDI

Solo qualche istante...

Lo sguardo innocente

 

 

8 febbraio 2018

Non era la prima volta che accadeva. Anche se la terra riposa e gli uccelli migratori devono ancora iniziare il loro viaggio, già altre volte aveva interrotto il suo sonno invernale, svegliata da un minimo tepore.

Ci aveva messo del tempo per sgusciare fuori dal riparo sottoterra; il suo corpo freddo consentiva solo piccoli movimenti.

Uscita alla luce, sperava nel calore dei raggi solari, ma l’aria era fresca e quel sole malaticcio non riusciva a scaldare più di tanto la sua pelle sporca di terra.

Lo vide avvicinarsi, poi fermarsi a breve distanza. Vide gli occhi del felino soffermarsi su di lei. Poi procedere a passo lento nella sua direzione.

Se fosse accaduto durante la bella stagione quell’incontro ravvicinato non avrebbe avuto conseguenze, in un attimo sarebbe scomparsa tra l’erba o dentro una fessura del terreno. Se proprio fosse stata colta di sorpresa, al massimo avrebbe sacrificato la sua coda che, continuando a muoversi, avrebbe distratto l’aggressore mentre lei si rifugiava in un pertugio. Ma ora poteva solo fare movimenti estremamente lenti. Visto il suo arrancare, quel balzo su di lei fu del tutto superfluo.

Sentì il suo corpo bloccato dal peso della zampa della belva. Vide quel muso fissarlo da pochi centimetri.

Ma non finì in pasto alla fiera. Divenne solo il suo giocattolo.

Il felino allentò la presa, ma appena si spostava la zampa ripiombava su di lei con tutto il suo peso.

Poi addirittura cominciò a colpirla con la zampa per provocarne una reazione di fuga.

Dopo un po’ lei e il suo aguzzino si ritrovarono sul cemento di uno scivolo.

Anche se i denti e gli artigli della belva non fecero scempio del suo corpo, il supplizio proseguì a lungo. Ad ogni suo pur minimo movimento l’aguzzino riprendeva la tortura.

La lucertola perse completamente i sensi; per un po’ il felino continuò inutilmente a sbatacchiare quel corpo tramortito, poi si stese accanto alla sua preda, ormai il gioco non lo divertiva più.

 

Tornando a casa con la bicicletta, vidi il mio gatto spuntare da dietro l’auto parcheggiata sullo scivolo. Mi venne incontro con la coda alzata. Scesi dalla bicicletta, si strofinò contro la mia gamba. Protese la parte superiore del corpo per accogliere la carezza e si mise a ronfare.

Aprendo la porta gli chiesi: «E’ da molto che aspetti?» – ebbene sì, io  parlo con il mio gatto.

«Hai fame? Entra, ti apro una scatoletta».

Mentre stavo richiudendo la porta, vidi quel corpo inanimato sul cemento, guardai il mio gatto, lui a sua volta mi fissò con i suoi grandi occhi innocenti.

 

Didascalie foto:

1 – Lucertola muraiola ancora traumatizzata dall’aggressione

2 – Il gatto (alla finestra)

Iscriviti all newsletter

Iscriviti per ricevere aggiornamenti, novita' e iniziative direttamente nella tua casella di posta.

Lascia un commento