CHIUDI

Solo qualche istante...

L'effimero tepore

 

27 novembre 2017

Giornata fresca e ventilata. Dalla pianura si possono scorgere i monti Catria e Nerone completamente imbiancati.

Questa mattina, sul presto, il display della farmacia indicava 5°C, ma la giornata è soleggiata – il cielo è attraversato solo da qualche nuvola bianca – e quando nella tarda mattinata visito lo stagno la temperatura si è un poco alzata.

Il fresco vento proveniente dal mare fa agitare le foglie ancora attaccate ai rami.

Raggiungo il capanno ornitologico che si affaccia sull’acquitrino. E’ posto in corrispondenza di un’insenatura; la forma ad “L” gli consente una buona visuale.

Ma qualcosa attira il mio sguardo prima di entrare nell’osservatorio, alcune lucertole muraiole sulla parete esterna costituita da un telo nero.

Il retro del capanno è esposto a sud e i due bracci della forma ad “L” creano una zona al riparo dal vento; le lucertole possono così godersi quel poco di calore trattenuto dal telo nero.

Una rigogliosa fascia di ortiche cinge la base delle pareti esterne. Su una foglia noto un bruco, anche lui sembra godersi i tiepidi raggi di sole.

La lamina fogliare su cui sta è integra mentre quelle vicine portano i segni delle sue mandibole. Il bruco emette una pallottola nera, quell’escremento prova che le ha gradite.

Poi il bruco, partendo dal margine, si mette a mangiare la foglia su cui è posato.

Nero, con lunghe setole, una linea rossa ne attraversa il corpo. Non so a quale specie appartenga.

Per scoprirlo, proverò ad allevarlo.

Nel centro visite dello stagno mi procuro un sacchetto dove riporre il bruco e alcune foglie della pianta nutrice. Mi muovo con precauzione, non tanto perché quelle foglie sono urticanti ma per non farlo cadere, il bruco scomparirebbe nel mare di ortiche.

Mentre, stando chinato, cerco di infilare con tutta la foglia il bruco dentro il sacchetto, qualcosa mi tocca il capo.

Nell’operazione di cattura ho entrambe le mani occupate, mi limito a scuotere la testa.

Ma quel “qualcosa” mi tocca di nuovo. Alla terza volta mi giro, scopro di che cosa si tratta: è una libellula rossa.

Non sta cercando di impedire la cattura – il bruco non è suo amico -, semplicemente ha scelto il mio capo come posatoio.

Vedendomi piegato sull’ortica, nella mia “pelata” ci ha visto un’ampia piazzola d’atterraggio.

Visto il mio scuotere, rinuncia a quel posatoio tanto gradito, ripiega su una tavola della parete del capanno. A breve distanza da dove si posa, una coppia di libellule della sua specie si sta accoppiando.

Si tratta di Sympetrum striolatum. E’ la specie di libellule più tardiva, sopporta il freddo della cattiva stagione, pronta ad attivarsi appena viene scaldata da un po’ di sole.

Dietro al capanno che scherma il vento freddo si è formato un microclima dove hanno trovato rifugio lucertole, libellule e (ancora per poco) quel bruco.

Poco più tardi, a partire dalle ore centrali, il cielo si coprirà di densi strati di nubi e quel vento lontano soffierà gelido sulla pianura costringendo tante altre foglie a lasciare i rami.

L’inverno è alle porte, ma loro intanto si godono l’effimero tepore.

 

Didascalie foto:

1 – Il retro del capanno ornitologico

2 – Lucertola muraiola

3 – Il bruco su ortica

4 e 5 – Sympetrum striolatum

Iscriviti all newsletter

Iscriviti per ricevere aggiornamenti, novita' e iniziative direttamente nella tua casella di posta.

Lascia un commento