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Solo qualche istante...

Il regolo

10 novembre 2017

Ho poche speranze d’imbattermi in qualcosa d’interessante durante questa mia camminata parallela al mare.

Sto percorrendo il tratto di litorale fanese che unisce la Spiaggia dei Fiori alla Baia del Re.

A parte i nomi delle spiagge poste alle estremità, questo tratto di litorale è desolato.

E’ un lungo corridoio, circa un chilometro, stretto tra la ferrovia ed una ininterrotta scogliera radente, che preclude quasi completamente la vista del mare.

Anche le condizioni meteorologiche non sono favorevoli. Il cielo è coperto. Prima è anche piovuto. Una pioggia inconsistente; per le strade di Fano, metà delle persone con l’ombrello, l’altra metà senza.

Tira un vento teso da nordovest. Lungo i viali cittadini le foglie svolazzano nella fresca aria autunnale; qui il maestrale, parallelo alla linea di costa, fa correre sulla sabbia pezzi di polistirolo e rotolare i cespuglietti secchi di piante del litorale provenienti dalla Area floristica di Baia del Re.

Vedo giungere in volo il dorso grigio-verde di un piccolo passeriforme; si butta tra la bassa vegetazione che cresce alla base della massicciata ferroviaria.

Perennemente attivo, non si ferma un istante.

Salgo sulla scarpata. Preso com’è dalla ricerca del cibo, si lascia  avvicinare, è indifferente alla mia presenza.

Restando immobile a meno di due metri, posso notare i particolari del piumaggio di quel corpo arrotondato.

Sul vertice della testa ha una crestina gialla bordata di nero. E’ un regolo.

Regolo, ossia “piccolo re” per quella corona dorata che gli orna il capo.

E’ uno dei più piccoli uccelli d’Europa, pesa cinque grammi.

A Fano è denominato Babusìn. Non è raro imbattersi in questo batuffolo di piume; nidifica nei boschi di montagna ma durante i passi e d’inverno lo si incontra anche in pianura. Ma i regoli si vedono tra le chiome degli alberi di boschi, di giardini e in altri luoghi alberati; non in ambienti desolati come questo.

Tra le fronde degli alberi è difficile osservarlo, visto il suo incessante muoversi tra i rami. Qui ho l’opportunità di guardarlo a lungo. Anche qui si muove senza sosta tra le piante erbacee che conoscono gli spruzzi marini e che sopportano un’alta concentrazione di sale nel terreno, ma la vegetazione è rada e lo fa spesso emergere allo scoperto.

Riesco persino a fotografarlo. Finora non c’ero mai riuscito.

Con quel becco corto ed aguzzo va alla ricerca di minuscoli invertebrati riparati nella vegetazione battuta dal vento ed esposta all’aerosol marino. Sta combattendo la quotidiana lotta: procurarsi energia sufficiente a superare la notte. Ho letto che ogni giorno deve ingerire una quantità di cibo pari al suo peso.

Secondo uno studio basato sulla cattura con le reti e l’inanellamento, una percentuale rilevante di esemplari di questa specie giunge in Italia durante la migrazione autunnale. La penisola italiana è raggiunta soprattutto da soggetti provenienti dal nord est europeo, dalle foreste di aghifoglie che circondano il Mare Baltico.

Forse anche l’individuo che sto osservando proviene da quei luoghi; è fuggito via perché lì le ore di luce stanno diventando troppo brevi, non gli permettono più di catturare un’adeguata quantità di cibo.

E’ stato il vento settentrionale a trascinarlo fin qui, lo stesso che fa volare i pezzi di polistirolo e rotolare quei cespuglietti secchi.

Procede a terra esplorando i densi cuscinetti di vegetazione erbacea, finché raggiunge i rami scomposti di una tamerice che spuntano pochi decimetri dal terreno.

I lavori di sistemazione della massicciata ferroviaria di qualche anno fa hanno stravolto questo tratto di spiaggia, eppure dal terreno tante volte calpestato dal bulldozer i rami di Tamerice sono rispuntati.

Ed è su questa parvenza di albero che il regolo si sofferma esplorandone le foglie squamiformi in cerca di ragnetti e di altre minuscole prede.

 

Didascalie foto:

1 – Tratto di litorale stretto tra la ferrovia e la scogliera

2 e 3 – Regolo

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