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Solo qualche istante...

Il culbianco

 

 

27 settembre 2017

Visito la spiaggia ghiaiosa delimitata a nord-ovest dalla foce del Metauro e a sud-est da un edificio.

Ricordo quando, tante decine di anni fa, quella casa di campagna durante le mareggiate veniva aggredita dai frangenti. Il mare, dopo essersi “mangiati” i campi, se la prendeva direttamente con le sue mura.

Poi vennero le scogliere foranee a proteggere ciò che restava di quel campo, trasformato nel frattempo in campeggio. Ora la casa ha dimenticato non solo i frangenti ma pure le sue origini rurali.

Avevo visitato questa spiaggia la scorsa settimana; mentre mi avvicinavo da sud-est passando sulla scogliera la casa si specchiava sulla superficie marina, complici un mare piatto ed una giornata serena.

Quel giorno notai il groppone bianco di un passeriforme che volava basso sulla battigia. Con lo sguardo seguii il suo volo e quando si posò gli puntai il binocolo. Stria nera che attraversa l’occhio, sopracciglio bianco, copritrici auricolari scure, petto rosato. Si trattava di un culbianco.

Fino ad allora questa specie l’avevo incontrata nei prati e in zone pietrose montane; mai vicino al mare.

Abituato ai canti di pispole ed allodole, qui si sorbiva tutti altri suoni: le grida, isolate o in rapida successione, dei gabbiani reali posati sulle scogliere foranee, lo sferragliare del treno sulle vicine rotaie.

Ad accomunare i luoghi montani a questa spiaggia, lo spazio aperto ed una relativa tranquillità (fuori dalla stagione estiva). Infatti, poco più a sud-est la spiaggia si interrompe e per raggiungerla da quella direzione occorre compiere un lungo e scomodo attraversamento della scogliera posta a protezione della massicciata ferroviaria; pertanto non c’è il continuo passaggio umano che nelle belle giornate caratterizza tante altre spiagge.

Il culbianco è molto sospettoso; appena tentavo di avvicinarmi si alzava in volo portandosi un poco più lontano. Senza il binocolo era impossibile osservarlo. Dopo brevi voli radenti e repentine virate si posava su qualche punto elevato, uno scoglio, un ramo gettato dal mare sulla spiaggia, o semplicemente un monticello di ghiaia, da cui poteva controllare la situazione (scovare possibili prede o avvistare in tempo i pericoli).

Tiene sempre una postura eretta e vigile; nervoso, si muove in continuazione bilanciando il corpo e stirando la coda.

Oggi sono tornato per controllare se il culbianco in questa spiaggia era solo di passaggio durante la migrazione o se l’ha scelta per soggiornarvi durante la cattiva stagione.

L’ho visto di nuovo. Dapprima sulla recinzione della ferrovia, a sud del campeggio. Era a caccia delle formiche alate che sciamavano sulla massicciata ferroviaria.

Poi si è portato sul tetto della casa, sul punto più elevato. Dall’alto di quel posatoio scrutava la spiaggia.

Ad un certo punto su quel tetto sono giunti anche dei passeri.

Le due specie hanno abitudini molto diverse; a lui non interessa ripararsi nei filari di tamerici che delimitano le piazzole delle roulotte. Rifugge da ciò che gli impedisce di guardare lontano.

I passeri sempre in branco, lui, schivo, preferisce stare da solo; vive la solitudine come uno stato di grazia.

Ben presto i passeri hanno lasciato il tetto e si sono spostati nel campeggio, saltellando e svolazzando in modo disordinato tra bagni, bungalow e piazzole deserte; lui è restato sul suo posatoio elevato; si sente più a suo agio dove può vedere il mare sconfinato, dove lo sguardo non incontra ostacoli. 

E’ quella visione a spingerlo a restare.

 

Didascalie foto:

1 – Spiaggia ed ex casa colonica a sud-est della foce del Metauro

2 – Culbianco sulla scogliera

3 – Culbianco e, sulla sinistra, sciame di formiche alate

4 – Culbianco sul tetto

5 – Culbianco e passero

 

 

 

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