CHIUDI

Solo qualche istante...

L'amicizia sospesa / Virgilio Dionisi

 

Eravamo amici fin dagli anni delle scuole medie. Avevamo condiviso l’adolescenza e la giovinezza. Ci accomunavano i pomeriggi all’oratorio di S. Marco, il cinema alla domenica, le stesse letture (la collana “Urania” di fantascienza), le giornate estive ai “Bagni Sergio”, qualche raro viaggio in tenda, la neve delle Dolomiti durante le vacanze natalizie, ma soprattutto la passione per la pallavolo. Avevamo militato nelle stesse squadre, giocate le stesse partite: io centrale e lui – alto più di 1,90 m – schiacciatore di mano.

Ci univano anche le uscite speleologiche. Visitammo le grotte del Nerone fin dai primi anni ’70 e poi quelle del Monte Cucco e della gola di Frasassi  (non era ancora stata scoperta la Grotta del Vento).

Allora i sentieri non erano segnati e non esistevano le cartine escursionistiche di questi luoghi. Sul Monte Nerone trovavamo gli ingressi delle grotte (del Nerone, del Borghetto, delle Tassare, ecc.) prima chiedendo informazioni agli abitanti di Rocca Leonella e poi cercandole lungo i crinali del monte. Lui appassionato degli aspetti tecnici, corde, discensori, moschettoni, casco e lampada all’acetilene, io  interessato alla presenza di animali selvatici o delle loro tracce. Ero io, nei primi anni ’70, quello con la “macchina”, lui, perito industriale, quello capace di risolvere i problemi al motore.

Ci sposammo nello stesso periodo, anche le nostre mogli erano amiche dall’adolescenza; casualmente andammo ad abitare nello stesso quartiere, nella stessa strada, nello stesso tipo di casette a schiera. Giovani coppie,  continuammo a frequentarci per un po’. A mangiare insieme nel prato di fronte a casa, a guardare giocare i figli piccoli della stessa età, a compiere dei soggiorni nella loro casa in Abruzzo.

Poi gli anni dell’età adulta ci divisero. Lavori diversi, interessi diversi. Lui, circondato dagli attrezzi nella sua officina privata, si dedicava al bricolage; «Fa anche gli occhi alle pulci», diceva un vicino per descrivere la sua perfezione nei lavori manuali. Io mi dedicavo allo studio della fauna, partecipavo alle attività di un’associazione naturalistica e la casa la trascuravo.

Il suo giardino era sempre curato, il mio sempre invaso da erbacce. Lui dava la caccia ai formicai seguendone il percorso anche oltre il suo giardino. Sulle pareti esterne della mia abitazione file di formiche si muovevano indisturbate.

Nei fine settimana loro andavano a ballare con gli amici o si riunivano ai parenti del loro numeroso clan famigliare. Noi trascuravamo le amicizie del passato. I parenti li frequentavamo soltanto nelle “feste comandate” o poco più. Spesso nei week end restavamo in casa a recuperare le energie spese dopo una settimana passata a scuola.

Anche se gli anni dell’agonismo sportivo erano ormai passati, ci univa ancora la pallavolo e continuavamo a giocare in maniera amatoriale. Poi un giorno (eravamo dei quarantenni), terminata la partita settimanale con gli amici, mentre tornavamo a casa mi disse: «Ho capito che la pallavolo non fa più per me» e smise di frequentare la palestra. Io ho continuato a praticare questo sport anche con i capelli completamente imbiancati.

Pur abitando vicini, ormai da qualche anno, capitava solo di salutarci e – molto di rado – di scambiarci qualche parola.

Qualche volta riflettevo su questi rapporti, ora azzerati; proprio noi che da ragazzi ci vedevamo quotidianamente. Quando avremmo nuovamente trovato momenti d’incontro ed argomenti su cui discutere? Era solo questione di tempo.

Un giorno venni a sapere che era stato colto da infarto; era morto a soli 57 anni.

 

Luglio 2009

Iscriviti all newsletter

Iscriviti per ricevere aggiornamenti, novita' e iniziative direttamente nella tua casella di posta.

La discussione e" chiusa.